MILANO – Trenta anni in primo grado, assolto in appello. Dopo una lunga camera di consiglio si e' concluso il processo d'appello a Pasquale Procacci che, secondo il capo di imputazione, avrebbe ammazzato la sorella Maria Teresa colpendola ripetutamente con un corpo contundente mai ritrovato.
In primo grado l'imputato era stato condannato a 30 anni di reclusione. In appello una settimana fa il sostituto procuratore generale Piero De Petris aveva chiesto la conferma del verdetto impugnato, ma oggi il collegio giudicante ha accolto le argomentazioni del difensore Andrea Faris ed ha assolto il Procacci che dalla gabbia dei detenuti, sorridendo per la decisione, ha esclamato: ''Faro' le mie dimostrazioni''.
L'omicidio risale al 28 aprile 2009. Il cadavere della donna ,Maria Teresa, venne trovato verso le 19 in viale Sarca, sulla sua auto. Era seminuda. Secondo quanto ricostruito allora dalle indagini, coordinate dal pm Letizia Mannella, l'uomo avrebbe ucciso la sorella, una ricca vedova, per questioni quindi legate all'eredita', colpendola ripetutamente alla testa con un oggetto contundente, che non e' mai stato ritrovato. Per l'accusa, Pasquale Procacci si sarebbe servito di guanti di lattice per compiere l'omicidio e furono gli accertamenti degli investigatori su un frammento di un guanto, trovato nella macchina, a portare al suo arresto.
Pasquale Procacci era stato condannato, in abbreviato, a 30 anni di reclusione il 13 settembre del 2010 dal gup di Milano Marina Zelante. L'uomo ha sempre negato di essere l'autore dell'omicidio. I giudici hanno inoltre disposto la sua immediata scarcerazione.
