
ROMA – “Guardate come hanno ridotto Alberto” dice Evaristo Bonanni, il padre di Alberto, il ragazzo aggredito lo scorso 26 giugno 2011 nelle strade del rione Monti. Il ragazzo che tre anni dopo è ancora in coma.
“Nessuno ha difeso mio figlio. Anzi, nel processo l’hanno fatto passare per un alcolizzato, un rissoso. Lui che non beveva mai ed è stato vigliaccamente aggredito alle spalle” dice Evaristo dopo la sentenza del processo d’appello:
Condanna a 9 anni per lesioni gravi a carico di Gaetano Brian Bottigliero e Massimiliano Di Perna è stata riqualificata e aumentata a 13 anni e 6 mesi. Scagionato invece Gianluca Biscossi, anche lui condannato a 9 anni in primo grado, dove pure era stato assolto Emiliano Brugnoli. Le condanne si aggiungono e si uniformano a quelle emesse nel maggio 2012 con rito abbreviato (dunque scontate di un terzo) a carico dei 21enni Carmine D’Alise e Cristian Perozzi: tentato omicidio e 9 anni a testa.
“Nessuno ha difeso mio figlio – continua Evaristo Bonanni – Anzi, nel processo l’hanno fatto passare per un alcolizzato, un rissoso. Lui che non beveva mai ed è stato vigliaccamente aggredito alle spalle”.
La ricostruzione del Corriere di quella notte:
. Quella notte tutto avviene al termine del concerto in un locale di via dei Serpenti. Sono quasi le 2 e infastidito dalle voci sotto la sua casa in via Leonina il pittore Massimiliano Di Perna, ritenuto l’istigatore dell’aggressione, dopo le minacce dal balcone scende in strada per protestare impugnando un bastone. Con lui c’è Biscossi, che viene mandato a chiamare rinforzi. Bonanni viene raggiunto e colpito più volte, riportando fratture multiple alla faccia, al naso e all’orbita oculare destra.
“Sono 34 mesi che sono seduto su quella poltrona – spiega Evaristo – il recluso sono io, non chi è agli arresti. Ho dovuto mollare il lavoro e ormai, a 62 anni, mi sono giocato pure la pensione. Ma non posso lasciare solo Alberto. Se è in condizioni lo metto sulla carrozzella e lo porto a fare un giro in piazza. In paese tutti gli vogliono bene. Ascoltare voci familiari serve a stimolarlo, socchiude gli occhi. Una volta gli ho fatto ascoltare una canzone che ha composto lui e gli è uscita una lacrima”.
“Doveva vivere con la musica e basta – ricorda malinconico il padre – A 26 anni ha suonato per tre serate a Los Angeles e a me, per non farmi preoccupare, ha detto che andava a Montalto di Castro. Se quella notte non fosse successo quello che è successo, il 12 agosto 2011 avrebbe dovuto aprire un importante concerto ad Ostuni e a settembre, dando l’ultimo esame alla scuola Saint Louis, avrebbe ottenuto l’integrazione del diploma al conservatorio”.
