
RIMINI – Quei 5 minuti di applausi e l’accoglienza calorosa riservata dai delegati del suo sindacato a tre degli agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi lo hanno trasformato nel “cattivo del momento”: “Ma io non ho disonorato la polizia e non mi dimetto”. Così il segretario del Sindacato autonomo di polizia, Gianni Tonelli, spiega la posizione della sua organizzazione il giorno dopo la bufera abbattutasi sul Congresso del Sap di Rimini per quell’ovazione ai tre poliziotti condannati per il caso Aldrovandi.
Il suo sindacato, dice Tonelli, è impegnato in un’operazione di “verità”, punta su una “revisione” del processo e sostiene che “bene ha fatto” il capo della Polizia a chiamare la mamma del giovane pur non condividendo “per nulla” i giudizi espressi sulla vicenda.
“Sono il cattivo del momento, non è certo un auspicio positivo dopo le determinazioni del Congresso” che lo ha appena eletto segretario, ha detto in un’intervista all’Ansa il neosegretario. Ma nonostante tutte le critiche ricevute, a partire da quelle del capo dello Stato, Giorgio Napolitano e del premier, Matteo Renzi, non intende mollare.
“Rispetto il dolore della madre e sono dispiaciuto, ma la questione è stata equivocata e strumentalizzata. I segretari provinciali e i delegati d’Italia mi hanno espresso la loro vicinanza, non mi dimetto. La questione è stata strumentalizzata con un bombardamento mediatico contro il quale è impossibile difendersi”.
La versione di Tonelli resta dunque quella di ieri. L’applauso, dice,
“è durato non 5 minuti ma è stato sostenuto ed è avvenuto a porte chiuse, perché altrimenti si dà un significato diverso: semplicemente è stato indirizzato ai colleghi e a un’azione che stiamo cercando di compiere, come sindacato di polizia, ossia di un contrasto a quelli che possono essere attacchi, a volte ingiustificati, alla categoria”.
E questa, argomenta Tonelli,
“è una operazione che si chiama giustizia e verità; si basa su quella che è la dotazione al personale di videocamere che siano in grado di certificare, se fossimo dei manigoldi, i nostri abusi e, siccome non lo siamo, quello che è il nostro operato. Quindi – chiarisce – siamo noi che agogniamo di potere essere sotto la lente di ingrandimento, di mettere sotto la lente di ingrandimento il nostro operato”.
Quanto ai colleghi condannati per eccesso colposo in omicidio colposo “visto il bombardamento mediatico anche noi nell’immediatezza del fatto ci siamo convinti di questo”, ossia che potessero avere delle responsabilità.
“Ma poi – prosegue Tonelli – le analisi di tutti gli atti, le dinamiche degli eventi, gli atti processuali pongono dei seri dubbi sulla questione e il mio convincimento e quello di tanti miei colleghi è che il bombardamento mediatico abbia condizionato, come aveva condizionato noi, anche il collegio giudicante. E questo lo rileviamo anche dalla magistratura, dai comportamenti della magistratura”.
Quindi, è la tesi del segretario del Sap,
“l’operazione che noi intendiamo promuovere, ed è a questo che sono andati gli applausi, è una operazione verità, ossia mettere in relazione le menzogne che sono veicolate con gli atti processuali che le smentiscono: non intendiamo propinare a nessuno, all’opinione pubblica, la nostra verità, o il nostro pensiero ma vogliamo pubblicare gli atti mettendoli in relazione alle menzogne, affinché la gente si faccia liberamente il suo convincimento”.
Ed è per questo, spiega ancora, che
“non comprendiamo la levata di scudi contro questa nostra azione visto che vogliamo basarci solo sugli atti processuali che sono stati il presupposto della condanna”.
Ora “l’unica strada è la revisione processuale”. Tonelli si sofferma poi sui commenti fatti dai vertici istituzionali e dal Capo della Polizia:
“Credo che il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il presidente Renzi siano persone in buona fede e siano state vittime, come noi e la gran parte dei cittadini, di questo condizionamento operato mediante un bombardamento mediatico negativo”.
Quanto al Capo della Polizia, “bene ha fatto a contattare la madre” di Federico Aldrovandi, “per mostrare la solidarietà in quanto, indipendentemente dalle responsabilità, alcuni suoi uomini sono stati protagonisti. I giudizi – conclude – non li condivido per nulla”.
