ROMA, 30 GIU – Avvicendamento ai vertici della Direzione Investigativa Antimafia (Dia): al Generale di Corpo d'Armata dell'Arma dei Carabinieri Antonio Girone succede oggi, nel rispetto del "criterio di rotazione" proprio del particolare organismo investigativo a connotazione "interforze", il Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza Alfonso D'Alfonso.
Il generale Girone, il cui mandato alla direzione della Dia era cominciato l'1 novembre 2008, torna presso il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri.
Il triennio trascorso sotto la guida del Generale Girone – rende noto la Dia –
particolarmente intenso anche perché caratterizzato da una notevole "effervescenza nella produzione legislativa" nello specifico settore antimafia, ha visto il conseguimento, da parte della Direzione Investigativa Antimafia, di risultati di straordinario livello negli obiettivi strategici di politica anticrimine che l'Autorità di Governo gli ha affidato, negli ultimi anni principalmente orientati: all'individuazione e aggressione dei patrimoni illecitamente costituiti dalle organizzazioni mafiose; all'antiriciclaggio, previo il contrasto dell'infiltrazione mafiosa dei pubblici investimenti (in particolare appalti pubblici), nonché attraverso l'approfondimento delle cosiddette "segnalazioni di operazioni finanziarie sospette".
La Dia infatti, nel triennio, ha effettuato verifiche su circa 3 mila imprese e partecipato, come componente significativa dei cosiddetti "Gruppi interforze" istituiti presso le Prefetture, a circa 260 "accessi" nei cantieri delle imprese interessate all'esecuzione dei lavori. Particolarmente intensa, poi, l'attività di verifica e approfondimento di oltre 58 mila "operazioni finanziarie sospette" (che assieme al costante monitoraggio degli appalti pubblici concorrono ad alimentare il quadro informativo, costituendo la base per sviluppare le indagini, di carattere sia preventivo, di tipo patrimoniale, che giudiziario) da cui, in oltre mille casi, sono stati attivati approfondimenti investigativi.
Sono stati, infatti, dal 2008 sottratti alla criminalità organizzata, soprattutto di tipo mafioso, beni (terreni, immobili, titoli, depositi liquidi, beni mobili registrati – imbarcazioni, automezzi, motoveicoli, – etc.), per un valore di oltre 7 miliardi di euro per i sequestri e a più di 1 miliardo di euro per le confische, mentre sono state più di 260 le misure di prevenzione, personali e patrimoniali, proposte.
Per quanto concerne, infine, le investigazioni giudiziarie, quasi 200 sono state le operazioni concluse, ed oltre 500 gli arresti.