ROMA – ”E’ viva ed è in buona salute”. La buona, seppure scarna, notizia sulla sorte di Maria Sandra Mariani, rapita in Algeria il 2 febbraio scorso, arriva dal ministro del Turismo e dell’Artigianato algerino, Smail Mimoune citato dal quotidiano in lingua araba Ennahar. Un’informazione arrivatagli ”qualche giorno fa”, ha precisato il ministro, mentre il portavoce del ministero delle Comunicazioni algerino, Challad Djamel, pur non confermando la notizia, ha assicurato che ”il governo sta lavorando al caso”.
Poche parole che però riescono a portare un po’ di sollievo, misto ad apprensione, in casa della famiglia della turista fiorentina, a San Casciano Val di Pesa. ”Sapere che e’ viva e sta bene dopo tre mesi e mezzo di sequestro e’ importante, ma la verità è che non se ne può più di sopportare questa attesa”, ha detto il padre di Maria Sandra, Lido Mariani, ammettendo di aver saputo delle novità di oggi dai tg.
”L’obiettivo – ha aggiunto l’uomo – e’ farla tornare a casa e continuiamo ad avere fiducia in chi sta operando per liberarla, sia qui in Italia che giù in Africa. Speriamo in trattative che vadano a buon fine”. L’ultima prova in vita della donna, 53 anni, rapita il 2 febbraio nel Sahara algerino e presumibilmente tenuta prigioniera in un Paese del Sahel, risale al 2 maggio scorso quando i terroristi inviarono un video che la mostrava. Ancora prima, il 18 febbraio, la tv emiratina al Arabiya trasmise invece un messaggio audio della Mariani che, in lingua francese, assicurava di stare bene e affermava di trovarsi nelle mani di al Qaida per il Maghreb islamico (Aqmi).
Il gruppo, responsabile di numerosi sequestri (oltre alla turista italiana, attualmente tiene in ostaggio anche quattro francesi rapiti nel settembre del 2010 nel nord del Niger), opera tra Algeria, Mali, Niger e Mauritania. Quattro Paesi che si sono alleati nella lotta contro il banditismo e contro l’Aqmi nella comune regione del Sahel, tanto che domani il caso di Maria Sandra sara’ discusso a una riunione dei rispettivi ministri degli Esteri a Bamako. La Farnesina intanto, come da prassi ormai consolidata in casi di questo genere, mantiene il silenzio stampa per non compromettere gli esiti della vicenda.
Cosi’ come c’e’ massimo riserbo su un altro rapito italiano: l’ingegnere della societa’ di costruzioni ‘Stabilini Visinoni Limited’, Franco Lamolinara, 47 anni di Gattinara in provincia di Vercelli. L’uomo e’ stato sequestrato insieme a un collega britannico il 12 maggio scorso nel loro alloggio di Birnin Kebbi, nell’estremo nord ovest della Nigeria, in un’area prossima al confine con il Niger. Finora il sequestro non e’ stato rivendicato e non sono giunte richieste di riscatto. Due giorni fa la polizia dello Stato di Kebbi ha precisato che ”i rapitori non hanno ancora cercato di contattare ne’ la polizia, ne’ i famigliari degli ostaggi”.
