MILANO, 22 DIC – Il 18 gennaio 2011, l’alpino Luca Barisonzi viene ferito gravemente in un avamposto di Bala Murghab, in Afghanistan. Rimasto su una sedia a rotelle, oggi racconta la propria esperienza e il proprio amore per l’Italia in un libro autobiografico, dal titolo ‘La Patria chiamò’.
Edito da Mursia e curato da Paola Chiesa, il volume ripercorre una vocazione e un coraggio, mostrato prima in missione e poi nella vita di tutti i giorni, nell’affrontare le conseguenze delle ferite. Luca testimonia l’esperienza di un giovane di 20 anni, catapultato in una realta’ diversa dalla propria come quella dell’Afghanistan.
E il libro, presentato questa sera a Milano nella cornice di palazzo Cusani, svela perche’ un ragazzo, a 18 anni, decida di arruolarsi volontario, ne narra i sogni, le esperienze di tutti i giorni, episodi divertenti e commuoventi, ricordi, dolori e speranze. ”Sono fiero e orgoglioso della divisa che indosso, di essere italiano e piu’ di tutto di far parte degli alpini”, ha detto Barisonzi stasera, ringraziando tutti coloro che gli sono stati vicini. Il libro include anche delle lettere, scritte dai compagni di Luca, che ne ricordano le esperienze insieme, e la dedica va invece a Luca Sanna, compagno che in Afghanistan cadde ucciso di fianco a lui, omaggiato anche questa sera.
Gli alpini dell’Ana (Associazione nazionale alpini) hanno poi attivato una raccolta fondi per costruire a Luca Barisonzi una casa domotica, progetto a cui saranno destinati anche i proventi del libro. ”Sara’ una casa all’alpina e tu non sarai mai solo”, gli ha detto stasera Corrado Perona, presidente dell’ Ana.