ROMA – Andrea Squarcialupi è consigliere delegato e azionista di controllo della Chimet, un’azienda che in tempi di crisi ha più che raddoppiato il suo fatturato. La Chimet infatti estrae l’oro da quello che si butta: vecci computer, pezzi di marmitte catalitiche. Fa barre o lingotti di metalli preziosi e li esporta. E’ così questa azienda italiana è passata in breve da un fatturato da mezzo miliardo a uno di 1,2 miliardi. Il segreto del successo di Chimet lo spiega il Corriere della Sera:
La differenza è che quasi tutti comprano oro grezzo dall’estero, in lingotti, per farne gioielli o monili e venderli almeno in parte in Italia. La Chimet di Squarcialupi invece segue la strategia opposta. Dagli Stati Uniti, dalla Germania o dalla Malesia importa avanzi di vecchi computer, pezzi di marmitte catalitiche usate, crogioli bruciati. Poi li fonde in forni elettrici ad altissima temperatura. Infine ne estrae i pochi grammi d’oro, argento, platino, rodio o palladio, ne fa barre o lingotti. E li esporta: da qualche anno soprattutto la Svizzera e la Gran Bretagna sono grandi compratori. Anche l’Italia ha più che decuplicato le sue esportazioni di metallo giallo in pochi anni e la Chemit è l’emblema di questo boom silenzioso. Dall’inizio di questa crisi il fatturato dell’azienda è salito da mezzo miliardo a 1,2 miliardi di euro.