BARI – Angela Bianco, 26 anni, incinta e con un tumore al cervello che la sta rapidamente uccidendo, ha lasciato l’ospedale Mater Dei di Bari dove da sei interminabili giorni era ricoverata in attesa delle autorizzazioni necessarie all’intervento che avrebbe potuto salvarle la vita e quella del suo bimbo. Il cyber-knife, il robot anti-cancro che dal 2011 è in attesa delle dovute certificazioni e autorizzazioni da parte dell’amministrazione regionale si è arenato ancora una volta nelle intricate maglie della burocrazia.
Dalla Regione Puglia è arrivata l’ennesima richiesta alla Cbh, gruppo al quale appartiene la clinica dove la giovane era ricoverata: manca ancora la “sottoscrizione autenticata” del consenso informato che Angela aveva firmato perché potesse finire sotto i ferri e una “relazione tecnica“, un’altra, per dimostrare che il Cyber Knife sia “in possesso dei requisiti strutturali e tecnologici generali” come la protezione antincendio o antisismica, insieme con “la documentazione relativa all’avvenuto collaudo dell’apparecchiatura”.
Seppellita dalla burocrazia, Angela ha deciso di firmare il foglio di dimissioni volontarie e lasciare la clinica contro il parere dei medici. Dopo il clamore suscitato nei giorni scorsi dalla vicenda, la Regione Puglia, con l’assessore alla Sanità, Elena Gentile, si era detta disponibile ad autorizzare in via straordinaria la clinica ma a condizione che fossero rispettate le necessarie condizioni di sicurezza. A questo scopo aveva nominato una commissione di esperti che si riunirà il 24 ottobre per valutare se l’intervento possa essere eseguito senza danni per il feto e per la madre.
Intanto però Angela ha deciso di non stare a guardare. E’ tornata nella sua casa a Monte Velino, dalla quale continuerà a cercare un posto dove potersi curare senza l’intralcio delle carte bollate. Nei giorni scorsi anche l’Istituto Pascale di Napoli che dispone del Cyber Knife, si era detto disponibile ad operare gratuitamente la donna.
Quando ad agosto, le avevano diagnosticato il cancro spiegandole che per essere operata avrebbe dovuto abortire, Angela non si era voluta arrendere e aveva scritto una email al Papa: “Non si può chiedere a una madre di salvarsi ammazzando sua figlia”. “Preferisco morire, ma Francesca Pia deve nascere”.