
ROMA – Mettere fuori legge i siti che aiutano a non mangiare e che quindi incitano all’anoressia. E’ il succo della proposta di legge bipartisan per introdurre un nuovo reato: agli istigatori fino due anni di carcere e centomila euro di multa. Nel mirino blog e pagine web che consigliano come mangiare sempre meno. Ma c’รจ chi dice no, parlando di una “formaย inutile di proibizionismo”. Maria Novella De Luca su Repubblicaย scrive:
Fa discutere e divide la proposta di legge scritta dalla deputata Pd Michela Marzano, ma firmata โbipartisanโ da esponenti di tutte le forze politiche (Carfagna, Vezzali, Binetti) sulla lotta ai disturbi alimentari. Un testo approdato da poche settimane in Parlamento ma giร diventato un โcasoโ. Il primo articolo prevede infatti lโestensione del reato di โistigazione al suicidioโ, articolo 580 del codice penale, per quei siti (centinaia, ma i piรน famosi si chiamano โpro-Anaโ e โpro-Miaโ) dove giovanissime e spesso gravi anoressiche si scambiano consigli per mangiare sempre meno. Con โtecnicheโ che prevedono farmaci, vomito, digiuni. Esaltando un ideale di magrezza sempre piรน estremo, un controllo del cibo cosรฌ ossessivo, che non di rado porta ragazzine giovanissime sulla soglia dellโaddio alla vita. Il testo si compone di tre articoli: il primo ipotizza appunto lโistigazione al suicidio, gli altri due chiedono misure e fondi per la prevenzione e la cura dei disturbi alimentari.
Quello dell’anoressia รจ un fenomeno in continua crescita, unโepidemia, con oltre due milioni di adolescenti che ne soffrono, ma anoressia e bulimia stanno iniziando a contagiare anche bambine tra i 9 e i 10 anni. Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: si puรฒ colpire chi ospita e gestisce un sito Internet, con lโaccusa di istigazione al suicidio, ritenendolo responsabile di un fenomeno giovanile cosรฌ radicato e diffuso? In Rete la polemica รจ esplosa, tra chi difende la legge Marzano, e chiede provvedimenti simili a quelli della Polizia Postale contro la pedopornografia. Cโรจ chi invece la definisce figlia di un “inutile proibizionismo” come tutti i tentativi di imbavagliare Internet.
