
ROMA – Mentre Marco M, il tassista picchiatore di piazza Barberini che il 2 aprile scorso ha pestato a sangue Antonio Cavallaro, sfogava la sua furia c’erano anche due suoi colleghi che assistevano inermi alla scena. Per questo la procura di Roma ha iscritto anche i loro nomi nel registro degli indagati: sono accusati di non aver soccorso l’anziano picchiato, e di avere favoreggiato la fuga del collega consigliandogli espressamente di andarsene: “Qui tura una brutta aria”.
A sporgere denuncia è stato l’avvocato Giuseppe Cavallaro che è anche il figlio della vittima:
“Il sindaco Marino ora dovrebbe sospendere la licenza anche a loro – dice al quotidiano Il Messaggero – non si può tollerare che personaggi violenti e omertosi svolgano un servizio pubblico”.
Il fatto risale allo scorso 2 aprile quando in pieno giorno a Roma, in una delle piazze principali della città, Cavallaro appoggia la sua auto in uno degli stalli dedicati ai taxi per correre in farmacia a comprare delle medicine per l’altro suo figlio affetto dalla sindrome di down. Marco M., tassista di 37 anni, va su tutte le furie e “difende” il territorio fracassando mandibola, femore e un paio di altre ossa all’invasore. Gli altri tassisti che sono in fila al parcheggio assistono senza intervenire.
“Quando sono arrivato – racconta il figlio avvocato di Cavallaro al Messaggero – c’era la polizia, ma i tassisti non hanno fornito nessuna indicazione per aiutarli nelle indagini. Erano rientrati in macchina facendo finta di niente. Mio padre mi ha riferito, che dopo l’aggressione gli autisti hanno detto al collega di andare via, lo hanno protetto”
Alla fine il tassista picchiatore è stato identificato, denunciato e sospeso dal servizio grazie a un testimone che era riuscito ad annotare un pezzo del numero della targa e inchiodato grazie alle telecamere della zona che avevano ripreso la scena.
Le cronache riportano che non era nuovo ad episodi di violenza: già due anni fa infatti era stato indagato per lesioni e cacciato dalla cooperativa dei taxi per aver preso a pugni un collega.
“Se già dopo la prima denuncia – osserva Cavallaro – gli avessero sospeso la patente probabilmente non avrebbe potuto più malmenare nessuno: questi episodi sono inaccettabili, ho denunciato i colleghi per favoreggiamento, forse alla fine il capo di imputazione sarà l’omissione di soccorso. ad ogni modo mi auguro che venga sospesa la patente anche a loro, il mio è un appello alle istituzioni”
