ROMA, 14 MAR – 'Mare chiuso', il documentario di Stefano Liberti e Andrea Segre, presentato oggi alla Stampa estera e che sara' in poche sale da domani distribuito da Zalab, inizia non a caso con una sentenza, quella della Corte Europea dei Diritti dell'uomo di Strasburgo, che ha condannato il nostro Paese il 23 febbraio scorso per aver violato la Convenzione Europea per i respingimenti dei clandestini in acque internazionali tra il maggio 2009 e il 2010.
E questo in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi che prevedevano che tutte le barche dei migranti intercettate in acque internazionali fossero ricondotte in territorio libico. Peccato che in Libia non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia poteva, come sembra fece, esercitare indisturbata varie forme di abusi e violenze. Senza dimenticare che molti dei respinti erano richiedenti asilo.
Un documentario per certi versi shock, quello presentato stamani, non tanto per alcune immagini originali con i migranti in preghiera ed esultanti alla vista di una nave italiana (era capitata in quell'occasione una troupe tv straniera che racconto' e testimonio' di quel primo respingimento anche con alcune suggestive sequenze), ma per le testimonianze di alcune delle vittime dei respingimenti. Voci di migranti piu' che delusi verso un'Italia solo inizialmente amata. In 'Mare chiuso', che domani sara' presentato in anteprima al Cinema Farnese di Roma e di cui e' prevista una proiezione alla Camera, anche alcune immagini di repertorio dell'allora ministro Roberto Maroni che indica come primo compito ''di impedire l'ingresso degli immigrati'' e di quelle del premier Berlusconi che dichiara come i boat people sono in genere non delle persone in fuga dai loro paesi, ma solo persone ''reclutate da organizzazioni criminali''. Di fatto i respinti dalla Libia grazie a questa legge sono stati circa 2000 persone. Invece piu' difficile accertare quante persone siano scomparse durante la traversata.
''Volevo andare in Europa, in Italia, per avere protezione e cercare lavoro, stavamo andando in un Paese migliore, poi sono arrivati gli italiani: dalla posizione del sole ho capito che stavamo tornando a Tripoli'' dice un immigrato nel documentario presentato stamani oltre che dai due registi, anche, tra gli altri, da uno degli avvocati Anton Giulio Lana vincitori dell'appello a Strasburgo, da Laura Boldrini, portavoce dell'alto commissariato Onu per i rifugiati, dall'onorevole del Pd, Jean-Leonard Touadi, dal rappresentante di Amnesty International Serafino Murri.
''Il cosiddetto pacchetto-sicurezza e' stato solo una grande sconfitta della cultura democratica del nostro paese'' ha detto Touadi che poi non ha mancato di rinnovare l'impegno che vada rivisto quel vergognoso accordo italo-libico. Un appello all'attuale premier Mario Monti, ''che non stipuli o permetta alcun accordo che vada contro la sentenza di Strasburgo''. Il film, prodotto da ZaLab e realizzato con il sostegno di Open Society Foundation, e' stato in gran parte fatto con interviste realizzate al confine libico-tunisino, ovvero al campo profughi di Shousha.
