Asbest, la piccola città russa immersa nel gelo e nelle foreste degli Urali, regno dei metalli, difende il suo amianto. Asbest, infatti, è il più grande giacimento al mondo a cielo aperto di amianto e oggi sta sempre più abbracciata alla sua cava, lunga 11 chilometri, profonda 320 metri, perché si sente sotto assedio.
La crisi, che ha spinto Vladimir Putin a compilare una lista di 26 monocittà da aiutare finanziariamente a diversificare le basi della propria economia, e il rifiuto del mondo occidentale, che ormai da quasi vent’anni ha messo al bando la produzione e l’importazione di amianto perché cancerogeno, minano la sopravvivenza economica di Asbest, che si basa su un’unica industria.
Ma Asbest non accetta questo verdetto: deputati e medici, pensionati e giornalisti, la città si mobilita a difesa di Uralasbest (primo produttore in Russia di amianto), che la fa vivere. Perfino i bambini della scuola elementare recitano poesie che esaltano l’amianto mentre il sindaco, Valerij Beloshejkin, mostra con orgoglio lo stemma, un fascio di fibre che passano attraverso una fiamma rossa e restano intatte.
Ad Asbest i dirigenti di Uralbest non ignorano la pericolosità dell’amianto, ma ritengono che un sistema adeguato di prevenzione e monitoraggio sanitario permetta di controllare l’impatto delle fibre sull’uomo.
