RICCIONE – Un’isola artificiale al largo di Riccione, quasi 60 ettari a tre miglia dalla costa e pagata dagli sceicchi. Costo: un miliardo di euro. Il progetto ricorda tanto l’isola delle Rose, utopia sessantottina, così chiamata dal nome del suo creatore, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa. Era il 1969 quando una piattaforma di 400 metri quadrati comparve in mezzo al mare adriatico, a 11 km dalla costa, fuori dalle acque territoriali italiane: doveva essere una micro-nazione con tanto di moneta e lingua ufficiale. Durò 55 giorni, poi un plotone della Digos e della Guardia di Finanza ne prese possesso e la fece saltare in aria. Nel 2012 ci riprovano ma questa volta è il comune di Riccione a volerlo. Un’isola futuristica, del diametro di 1 km, capacità per 3 mila persone, con tanto di porto in grado di ospitare le navi da crociera in transito tra Venezia, Grecia e Croazia. Poi un hotel, un residence, centri di ricerca sulla green economy, parchi e negozi.
Un po’ come L’Utopia di Tommaso Moro, rivisitata in tempi moderni. O un tributo all’ultimo romanzo di Walter Veltroni, ispirato proprio all’isola di Giorgio Rosa. Nella mente degli ideatori in realtà c’era solo una Smart City totalmente autosufficiente, dall’acqua, all’energia elettrica ai rifiuti, con una gestione a “ciclo chiuso”. Anzi una smart island.
Il progetto, scrive il Carlino Rimini, sarà presentato a febbraio. Ma è già in corso l’istruttoria per attivare la procedura di Valutazione di impatto ambientale. Il costo è di un miliardo di euro. Cifra pazzesca, di questi tempi. Da reperire attraverso il project financing: “Abbiamo già ricevuto l’interessamento – afferma il sindaco Massimo Pironi – di imprenditori sauditi e di alcuni fondi d’investimento inglesi e olandesi”.
Un’impresa titanica senza precedenti che porta la firma di Luca Emanuele, dirigente di un centro di ricerca sui sistemi costieri presso il dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara e di Cristian Armatori, capo di gabinetto del sindaco di Riccione. Insieme hanno lanciato l’idea sul tavolo e ben quattro ministeri ci si sono fiondati: il primo a mostrarsi interessato è stato proprio il ministero dell’Ambiente, mentre il ministero dello sviluppo economico di Corrado Passera, secondo il Resto del Carlino, avrebbe già dato il benestare.
