AVELLINO – Un gruppi di pazienti difende a spada tratta i sanitari coinvolti nell’inchiesta ‘Welfare’ della Procura di Avellino che venerdì scorso ha portato all’arresto di cinque medici e un caposala dell’Azienda Ospedaliera ‘San Giuseppe Moscati’ di Avellino e alla denuncia di altre sedici persone tra medici, paramedici, dirigenti e impiegati.
Facendo risultare di avere trattato patologie più gravi di quelle realmente curate – liposuzioni spacciate per tumori – erano riusciti a ottenere rimborsi statali più sostanziosi per l’ospedale dove operavano, il quale li premiava con incentivi che, però, non meritavano: questo il fulcro delle accuse.
Circa trecento persone dell’Amdos, l’associazione delle donne meridionali operate al seno, hanno manifestato davanti alla cosiddetta ‘Citta’ Ospedaliera’ avellinese a cui si sono uniti numerosi colleghi dei medici arrestati. In particolare, sono pazienti ed ex pazienti di Carlo Iannace, il responsabile dell’Unita’ Senologica che gia’ ieri avevano dato vita ad un sit in di solidarieta’ con la partecipazione di un migliaio di persone a San Leucio del Sannio (Benevento), dove il medico è sindaco, che chiedono alla magistratura di fare il suo corso in tempi brevi sottolineando anche forti perplessità in ordine ai reati che, anche a Iannace, vengono contestati e che vanno dal peculato al falso ideologico, dalla truffa allo Stato al falso materiale.
”Avete arrestato un santo”, hanno gridato le donne dell’Amdos, accompagnate da mariti e figli, che poi hanno applaudito gli interventi di alcuni medici dell’Azienda Ospedaliera intervenuti a loro volta in difesa dei colleghi coinvolti nell’inchiesta.
Intanto stamattina il direttore generale, Giuseppe Rosato, ha provveduto a sospendere dalle funzioni il direttore sanitario Vincenzo Castaldo; il primario di chirurgia generale Francesco Caracciolo; la direttrice del presidio Maria Giannitti; il medico anestesista Carmelo Natale; il caposala Riccardo De Maio e lo stesso Iannace. Sul fronte proprio dell’inchiesta condotta a partire dal 2007 dal pm Natalia Ciccarella, nella giornata di oggi partono i primi interrogatori: il gip Giuseppe Riccardi, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, sentira’ il direttore sanitario Vincenzo Castaldo e la direttrice del presidio Maria Giannitti.
Domani sara’ la volta del primario Francesco Caracciolo e, a seguire, gli altri indagati. Secondo i difensori, i contestati interventi estetici, per i quali l’Azienda avrebbe incassato rimborsi non dovuti e i medici i relativi premi di produttivita’, sarebbero stati invece pienamente giustificati in quanto derivanti da malformazioni o da interventi effettuati per neoplasie al momento del trattamento primario sul carcinoma mammario al fine di ottimizzare l’operazione.
Circa poi i presunti falsi ricoveri in Day Hospital, il collegio dei difensori sostiene che quelli individuati dagli investigatori (che in questi anni hanno ascoltato quasi 700 pazienti e verificato dieci mila cartelle cliniche) sarebbero stati pazienti che per libera scelta decisero di lasciare l’ospedale dopo aver eseguito gli accertamenti.