I legali di parte civile al processo per il sequestro di Abu Omar chiedono agli imputati di Cia e Sismi un risarcimento danni di 15 milioni (10 per l’ex imam, 5 per la moglie Nabila Ghali) spiegando che il rapimento del religioso, avvenuto nel 2003, fu «un’azione non per la sicurezza dello Stato, ma contro la sicurezza dello Stato», che ha tolto un po’ di vita ad Abu Omar, a sua moglie e ai suoi familiari.
L’avvocato Carmelo Scambia, che assiste l’ex imam, ha anche definito «avvilente l’assenza dello Stato italiano», che avrebbe dovuto «essere qui come parte civile al nostro fianco»», sostenendo che le istituzioni hanno «evitato di cercare la verità ».
I funzionari dei servizi segreti italiani e Usa, imputati nel processo, «hanno agito come banda criminale», ha detto l’avvocato Luca Bauccio, che assiste la moglie di Abu Omar, sottolineando che «la nostra collettività non saprà mai se Abu Omar è colpevole o innocente».
