ROMA – Una spesa annua procapite di 1260 euro. Ottocentomila dipendenti. Due milioni di persone a rischio. E’ “Azzardopoli”, la redditizia Italia del gioco illegale con un fatturato di almeno 76 miliardi di euro senza contare i 10 che arrivano dai tavoli fuori legge. La denuncia è quella dell’associazione “Libera”, che con il dossier “Azzardopoli, il paese del gioco d’azzardo”, scatta la fotografia dell’Italia che si affida al gioco per uscire dalla crisi, rischiando di essere travolta dal fiume di denaro che rimbalza tra slot machine e macchinette del videopoker.
I lati oscuri del gioco sono tanti: dalle infiltrazioni alle dipendenze. “Libera” denuncia la calata verso i tavoli verdi del gotha della criminalità organizzata: da Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone. “Le mafie sui giochi non vanno mai in tilt e di fatto si accreditano ad essere l’undicesimo Monopolio di Stato” si legge nel dossier curato da Daniele Poto, che snocciola i dati del fenomeno.
Dal calcioscommesse che vale 2,5 miliardi di euro ai 312 videogiochi irregolari sequestrati ogni mese. Nel 2010 sono state 6.295 le violazioni riscontrate della Guardia di Finanza: oltre 8mila le persone denunciate, 3.746 i videogiochi irregolari sequestrati, alla media di 312 al mese e 1.918 i punti di raccolta di scommesse non autorizzate o clandestine scoperti (più 165% rispetto al 2009). E’ il Paese europeo in cui si gioca di più l’Italia, il terzo del pianeta.
Un “mercato” offre lavoro a 120 mila addetti e muove gli affari di 5 mila aziende, grandi e piccole. Un settore che fattura 76,1 miliardi l’anno: la portata di quattro manovre finanziarie, una cifra due volte superiore a quanto le famiglie spendono per la salute e, addirittura, otto volte di più di quando viene investito per l’istruzione. Poi c’è il capitolo dipendenza: i giocatori patologici dichiarano di giocare oltre tre volte alla settimana, per più di tre ore alla settimana e di spendere ogni mese dai 600 euro in su, con i due terzi di costoro che sfondano i 1.200 euro al mese.
