GENOVA, 6 MAR – Monito del cardinal Angelo Bagnasco contro chi teorizza come legittimo non solo l'aborto, la soppressione del feto, ma anche l'infanticidio, la soppressione di bambini che soffrono di malformazioni. Il tema e' stato sollevato di recente da alcuni filosofi e scienziati soprattutto in Inghilterra e in Danimarca, come riporta oggi un editoriale del quotidiano cattolico Avvenire.
Bagnasco, parlando questa sera a Genova, ha respinto questo ''terreno di coltura'': ''se l'uomo è padrone di sè, degli altri fino a poter sopprimere il figlio già nato, è inutile che si interroghi sul senso della vita, sulle finalità ultime, perché ha già risposto: ha cancellato la propria specificità, la ricerca del bene, la solidarietà con i suoi simili e si è posto come arbitro assoluto della vita''.
L'intervento di Bagnasco si riferisce ad un editoriale pubblicato oggi sul quotidiano cattolico Avvenire, dal titolo ''L'infanticidio nel deserto del nichilismo''. Nell'editoriale si riprende la tesi, sollevata da alcuni in Europa, secondo cui non solo un feto, ma anche un bimbo nei casi piu' estremi di malformazioni puo' essere legittimamente soppresso.
Secondo Bagnasco questo modo di pensare non ha a che vedere con una ''cultura'' nichilista, quanto semmai con un ''terreno di coltura'', come lo definisce lo stesso Avvenire. Questa teoria si fonda sulla ''disumanita''': ''l'uomo perde se stesso, se la persona malata, – come il bambino malato, o il feto malformato – non è vissuta come occasione per la famiglia, per la comunità intera, per uscire dalla propria mentalità di efficienza, di salutismo, di bellezza''. Per Bagnasco e' una ''mentalita' mortifera'', ''segna la linea di confine tra l'umano e il non umano. Se viene meno il desiderio di vivere dentro a relazioni virtuose, viene meno l'uomo''.
