Arrestati venerdì 18 dicembre in serata due romeni responsabili dell’omicidio del clochard trovato morto il 14 dicembre in un’auto vicino alla stazione Termini a Roma. Il movente dell’assassinio un posto al caldo: Pavel Daniel e Tofaleanu Alexander, volevano conquistarsi l’auto in cui dormiva il barbone di 45 anni. Il cadavere è stato infatti trovato all’interno di un’auto in un parcheggio vicino alla stazione Termini, in via Enrico de Nicola, steso sul sedile posteriore della vettura, attorno molto sangue.
Il capo della polizia ferroviaria ha illustrato le dinamiche dell’omicidio. «Siamo riusciti ad arrivare agli assassini – ha premesso – grazie alle testimonianze di due senza tetto che avevano assistito in posizione defilata a questo delitto ed erano stati addirittura visti dai due omicidi. Uno di questi testimoni, due giorni dopo l’omicidio, è stato picchiato per intimidazione». Nonostante questo il testimone si è rivolto agli agenti della Polfer permettendo l’identificazione e l’arresto dei due responsabili. «Abbiamo interrogato a lungo i due omicidi che sono risultati essere due persone che vivono di violenza», ha spiegato ancora Carlo Casini: «i due romeni avevano litigato con l’ucraino per un posto che permettesse loro di passare la notte al caldo».
Ma i litigi avevano una ragione anche nel tentativo di controllare il racket ai danni dei senza tetto che dormono nei pressi della stazione Termini: «a quanto risulta sia l’ucraino che i romeni taglieggiavano i clochard che elemosinavano nella stazione. Ci tengo a dire», ha aggiunto il capo della Polfer, «che la stazione, al suo interno, è pulita. È nei suoi dintorni che si concentrano queste attività». In un precedente litigio, il romeno più giovane aveva avvertito l’ucraino: «sembra gli abbia detto ‘stai attento, perchè nel momento in cui mi incontri ubriaco ti farò molto malè. L’ucraino, poi, non era certo un personaggio naif: era molto corpulento e temuto. Al momento dell’aggressione Alexander lo ha immobilizzato e Daniel lo ha colpito più volte alla faccia fratturandogli il naso e uno zigomo. Dopo, ha preso una bottiglia rotta e ha inferto più colpi alla tempia e alla gola. Tutto questo l’omicida lo ha detto nel corso dell’interrogatorio, con una freddezza disarmante, ai limiti della soddisfazione». Dopo l’assassinio i due romeni hanno sistemato il corpo dell’ucraino nell’auto-giaciglio oggetto della lite e lo hanno avvolto in una coperta. Per quanto riguarda il testimone chiave dell’indagine, il dirigente della Polfer spiega che «è stato affidato ad una struttura d’accoglienza perchè non escludiamo che i due assassini possano avere dei complici interessati a fare vendetta».