BARI, 21 GIU – Trentasei condanne – a pene comprese tra 20 anni e due anni e quattro mesi di reclusione – e due assoluzioni sono state chieste dalla pubblica accusa al processo con rito abbreviato a 38 presunti affiliati al clan mafioso Di Cosola.
Gli imputati sono accusati, a vario titolo, dell'omicidio di Martino Salatino (Adelfia, 10 agosto 2008), di due tentativi di omicidio, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico, alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti, rapine, estorsioni, ricettazione, detenzione e porto di armi clandestine. I reati sarebbero stati commessi a partire dal 2003 a Bari, Adelfia, Capurso, Cellamare, Valenzano, Triggiano e Putignano. La requisitoria del pm Francesca Pirrelli si e' tenuta nell'aula 'bunker' di Bitonto (Bari) davanti al gup Marco Guida. Le due assoluzioni sono state chieste per Cosimo Di Cosola e Alfredo Sibilla. Le pene piu' alte, a 20 anni di reclusione, sono state chieste per cinque imputati: Antonio Abbinante, Antonio Battista, il boss Antonio Di Cosola, Teodoro Frappampina e Giovanni Martinelli.
Trentuno degli imputati furono arrestati dai carabinieri il 18 giugno 2010. Dalle indagini e' emerso – a giudizio del pm – l'intero organigramma del sodalizio, egemone sia a Bari che in provincia, con indicazione dei fondatori, promotori, organizzatori ed affiliati. In particolare, l'inchiesta ha confermato ed evidenziato il ruolo di Antonio Di Cosola, come capo assoluto del clan; Antonio Battista, Antonio Abbinante, Giovanni Martinelli e Teodoro Frappampina, come reggenti del sodalizio, di volta in volta subentranti nella direzione del clan in occasione di arresti degli affiliati; Gaetano Moschetti e Francesco Serafino (per i quali il pm ha chiesto condanne rispettivamente a 15 anni e 4 mesi e a 14 anni e 8 mesi), responsabili dei 'gruppi di fuoco'.
