BARI, 4 OTT – ''Dopo il crollo della casa di Barletta abbiamo paura a vivere in queste condizioni e chiediamo al Comune di mettersi una mano al cuore e trovarci una nuova sistemazione''. A parlare così oggi ai giornalisti è Carmela Ricci che con il marito e due figli vive al civico 170 di via Nicolai, a Bari, in una palazzina dichiarata inagibile e pericolante dai vigili del fuoco e puntellata.
L'amministrazione comunale è a conoscenza della loro situazione, tanto che l'anno scorso ha provveduto a sistemare i nuclei familiari che vivevano nello stabile in una struttura alberghiera.
''Inaspettatamente, però, – raccontano i coniugi – attraverso un documento portato a mano dalla polizia municipale qualche settimana fa, la sistemazione in albergo è stata revocata, senza spiegazioni, e noi, non avendo possibilità economiche, siamo dovuti rientrare nella palazzina pericolante, esternamente puntellata e nella quale entrano acqua, scarafaggi e topi''.
La storia della palazzina comincia nel 2009 quando, dopo lavori di ristrutturazione allo stabile accanto, si verificarono alcuni crolli di calcinacci e dissesti.
''Il 24 marzo del 2009 il Comune con ordinanza di evacuazione e inibizione dell'accesso e dell'utilizzo delle unità immobiliari fece sgomberare piano terra, primo e secondo piano – racconta la signora Carmela mostrando la documentazione – e mandò le 4 famiglie che ci abitavano presso un residence assumendosi le spese e provvedendo a puntellare lo stabile con travi e tiranti''.
Il 13 maggio 2010 una comunicazione della ripartizione Polizia municipale ha reso noto alle famiglie che dal 7 giugno il Comune avrebbe cessato il pagamento del residence, invitando le stesse, nel caso avessero voluto stipulare contratti di locazione, a fare richiesta di un contributo una tantum presso gli uffici della circoscrizione.
''Io non lavoro – racconta la signora Carmela – e sono affetta da patologie ginecologiche che richiedono intervento, mio marito è disoccupato e lavora saltuariamente presso il mercato di via Nicolai, abbiamo due figli di 14 e 17 anni, quindi, non potendoci pagare né albergo né un'altra casa siamo rientrati a vivere qui, e, per qualche tempo sono ritornati anche mia madre, mio fratello e la sua famiglia che però ora hanno ottenuto una casa a Ceglie perché sono nella graduatoria di assegnazione delle case. Qui non paghiamo fitto perché i proprietari sono nostri parenti; ma c'è umido, ci sono topi e zecche e il Comune non ha mai provveduto a disinfestare nonostante le nostre preghiere''.
La casa a piano terra infatti si allaga quando piove e sul pavimento è stata sparsa farina per assorbire acqua e umidità anche perché il figlio della coppia è affetto da cefalea.
''Il colmo è che nonostante questi disagi evidenti – ha concluso amareggiata la signora Ricci – il mio nucleo familiare non è rientrato nella graduatoria per l'assegnazione dei 48 alloggi popolari, a Ceglie, al contrario delle altre famiglie, mia madre e mio fratello, con la moglie e i figli, compresi, che vivono qui e presto andranno via. Rimarro' da sola e non so come affrontare l'inverno in queste condizioni; le parrocchie mi danno una mano ma non basta. Dopo la tragedia di Barletta chiedo al Comune di tornare in albergo in attesa di un alloggio decente''.
Il Comune, tra l'altro, ha denunciato gli eredi proprietari dell'immobile ed ha chiesto loro 180mila euro per la messa in sicurezza effettuata nello stabile.