
GENOVA – Sociopatico, narciso, convinto di essere ‘qualcuno’. E’ questo il ritratto di Bartolomeo Gagliano, il detenuto, il serial killer evaso durante un permesso premio. A Genova lo conoscono come il “mostro di San Valentino” perché il 14 febbraio del 1989, proprio durante la festa degli innamorati, sparò contro un travestito e un cliente che erano appartati nel quartiere di Carignano.
Tra le carte, tra i fascicoli, il ritratto del mostro:
Il disturbo antisociale di personalità è caratterizzato dal disprezzo patologico per regole e leggi della società, da un comportamento impulsivo, dall’incapacità di assumersi la responsabilità e dall’indifferenza nei confronti dei sentimenti degli altri. A questo si associa la mancanza del senso di colpa o del rimorso. Il manuale diagnostico dei Disturbi mentali lo colloca all’interno dei disturbi di personalità del cluster B, che comprende oltre al disturbo antisociale di personalità anche il disturbo ‘borderline’ di personalità, il disturbo istrionico di personalità e il disturbo narcisistico di personalità. Questa patologia, hanno sottolineato i giudici della Sorveglianza, aveva portato il tribunale a assolvere Gagliano dall’imputazione di omicidio per manifesta incapacità di intendere e di volere e, dopo averlo collocato in un ospedale psichiatrico giudiziario, trasferirlo in seguito in una casa lavoro. Dal 2010 Gagliano aveva sospeso la terapia farmacologica e secondo le relazioni psichiatriche depositate presso il tribunale di sorveglianza aveva “compensato la patologia, era risultato lucido, collaborativo, tranquillo”.
