MILANO, 9 GIU – E' un pugno nello stomaco per Alberto Torregiani la decisione del Supremo Tribunal Federal di non estradare e di rimettere in liberta' l'ex terrorista Cesare Battisti. Il figlio del gioielliere ucciso in un conflitto a fuoco dai Pac 32 anni fa pero' non si arrende: ''Sono piu' che incazzato perche' e' una decisione ignobile – spiega – ma non finisce qui''. Per Torregiani, che nel '79, all'eta' di 15 anni, venne colpito da una pallottola sparata accidentalmente dal padre e che da allora e' su una sedia a rotelle, la sentenza di ieri ''significa che un delinquente puo' fare cio' che vuole'' e, precisa, ''io a questo non ci sto''. Il dito ora e' puntato contro chi ha preso la decisione: ''L' atteggiamento di questi pseudogiudici e' un'offesa per chi fa veramente quel mestiere. La decisione dei 6 (i giudici che hanno votato per il no all'estradizione contro i 3 favorevoli, ndr) era gia' scontata prima di Natale. Si sono seduti e hanno fatto quattro chiacchiere. Il loro orientamento era quello ed e' rimasto quello e le loro motivazioni sono assurde''. Torregiani, comunque, insiste sul fatto che ''la partita non e' chiusa'' e spiega che le strade ''per reagire'' sono due: la prima e' istituzionale ''ed e' quella di rivolgersi alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja'', l'altra e' ''un percorso gia' ipotizzato in passato'' in caso di un no all'estradizione: ''Le Regioni – afferma – potrebbero mettere in dubbio eventuali nuovi accordi in campo commerciale, turistico, culturale e cosi' via con il Brasile''. Intanto, prosegue, ''vedro' di muovere un po' la gente, di sollecitare l'opinione pubblica con una manifestazione o qualche altra iniziativa''. Sono cariche di amarezza anche le parole di Adriano Sabbadin, figlio di Lino, il macellaio di Santa Maria di Sala (Venezia) ucciso da un commando dei Pac sempre nel '79: ''Per me, per noi – afferma – e' uno schiaffo, e' l'ennesimo schiaffo''. A intervenire e' anche un altro figlio di un'altra vittima dei Pac. ''Sono senza parole'' commenta Alessandro Santoro, figlio di Antonio, il direttore delle carceri di Udine assassinato il 6 giugno 1978. ''Sono senza parole – spiega Santoro all'ANSA – non solo perche' tocca la storia mia, dei miei familiari e di tutti i parenti delle vittime; mi turba anche per l'impunita' che concede a Battisti. E' questo, per me, il tema centrale della decisione, presa a maggioranza e senza fondamento giuridico''. Secondo Santoro, ''e' un atto di forza e di potere di un Paese crescente, che rende legittimo un atto di forza e di violenza di quegli anni '70. Credo che in questo momento si dovrebbe anche stare in silenzio. La decisione aggiunge a una ferita mai chiusa un'ombra di irrazionalita', lo spettro dell' impunita' che indebolisce la fiducia nelle relazioni democratiche internazionali''.
