Belluno: il parroco chiede prediche più brevi

Le omelie dei parroci non devono superare gli otto minuti altrimenti i fedeli perdono l’attenzione.  Una reazione del tutto umana, cui richiama don Rinaldo Sommacal, parroco del Duomo di Loreto. Sull’ultimo numero del bollettino parrocchiale don Rinaldo, facendo il punto sulle attività religiose delle festività natalizie, pur riconoscendo ai celebranti delle parrocchie bellunesi una buona preparazione, originalità ed efficacia, invita qualcuno «a guardare di più l’orologio». «Dopo i primi otto minuti – scrive don Rinaldo – è difficile aumentare o mantenere l’attenzione dell’assemblea. Preparazione, efficacia e brevità: un trinomio vincente».

«È una regola base che insegnano in seminario – commenta don Giuseppe Bratti, portavoce della Diocesi – quella di essere stringati nell’omelia. E devo dire che lo fanno quasi tutti. Certo, se uno sa rendersi interessante può anche parlare a lungo. È positivo che quello dell’omelia sia un tema caldo, indica che si tratta di un valido mezzo di comunicazione da riscoprire».

«La mia sensazione conferma quella di don Rinaldo – continua don Bratti – che i sacerdoti bellunesi siano cioè preparati, competenti, ascoltati e attesi. Valga l’esempio di don Perotto, a Feltre, da poco mancato, del quale i fedeli ricercavano l’eloquenza particolare e anche fluente, il suo modo di porgere la parola di Dio. Ma non era certo l’unico. Vorrei concludere ricordando, come ci insegna la storia, che Sant’Agostino si era convertito dopo avere ascoltato le omelie del vescovo Ambrogio. Questi episodi succedono anche nella nostra diocesi». Il tema della brevità delle omelie era stato sollevato anche dal segretario della Conferenza episcopale italiana monsignor Mariano Crociata, citato da don Rinaldo nel bollettino. «Alle liturgie presiedute da monsignor Vescovo – scrive don Sommacal – furono pronunciate omelie pertinenti, efficaci, con la sapienza nel cuore, accolte con religioso silenzio, da piccoli e grandi, da giovani ed adulti, da fedeli e clero, smentendo il giudizio piuttosto negativo che monsignor Crociata ha dato sulle omelie dei preti italiani in genere».

«Certo che l’omelia troppo lunga può essere un problema – è il parere del rettore del santuario feltrino dei Santi Vittore e Corona monsignor Sergio Della Rosa -. In otto minuti si dicono tante cose. E comunque la parola del celebrante non deve superare quella di Dio, che il fedele viene ad ascoltare durante la messa. Il sacerdote anche in questo deve dimostrare di essere al servizio di Dio. In genere – continua monsignor Dalla Rosa, direttore dell’ufficio pastorale familiare della Diocesi – i nostri preti sono bravi, e non capita spesso che si dilunghino troppo. Poteva essere più frequente una volta, come caratteristica dei preti anziani. Ricordo a questo proposito don Giulio Perotto, facondo, ma la cui parola si ascoltava volentieri».

«Non mi metto certamente a criticare i confratelli – avverte monsignor Renzo Marinello – ma certamente la brevità è segno che uno si è preparato. Come diceva Churchill “per parlare 10 minuti mi sono preparato una settimana, per parlare due ore sono sempre pronto».

«In genere mi rifiuto di parlare se non sono preparato – continua l’arcidiacono del Cadore – e ho sperimentato che più sono preparato e più sono breve. Qua comunque non capita spesso che si superi il limite. Qualche volta può succedere, dipende anche dalla tematica che si affronta. Pur precisando che certi argomenti si possono approfondire anche in altra sede. L’omelia ha i suoi ritmi e non vanno spezzati».

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