Saranno incrociati con gli altri dati dell’inchiesta gli elementi raccolti questa sera dal pm della procura di Milano Grazia Pradella durante il minuzioso sopralluogo nel palazzo di via Monte di Pietà, a Milano, dove giovedì 30 settembre un uomo avrebbe aggredito il caposcorta del direttore di Libero, Maurizio Belpietro.
Il primo a varcare il portone per far ritorno nella sua abitazione, questa sera intorno alle 22, è stato il padrone di casa, accompagnato dalla tutela, rafforzata dopo la presunta aggressione. Poi, intorno alle 22.30, è arrivato il pm Pradella, che coordina l’inchiesta insieme al collega Ferdinando Pomarici. Al sopralluogo era presente anche il caposcorta di Belpietro, Alessandro N., che avrebbe subito l’aggressione dello sconosciuto, cui ha reagito sparando tre colpi.
Il poliziotto, che per ora risulta vittima di un tentato omicidio, durante la ricognizione ha simulato attimo per attimo quanto secondo lui è avvenuto giovedì scorso sulle scale dell’elegante stabile in pieno centro città. Secondo il suo racconto, un uomo che vestiva una giubba grigio-verde sul tipo di quella indossata dalla guardia di finanza, gli avrebbe puntato la pistola contro, tentando invano di far fuoco perché si era inceppata l’arma.
Alessandro N. ha indicato la posizione in cui si trovava il suo aggressore quando gli ha puntato contro l’arma e da che distanza ha sparato i primi due colpi – uno finito in un battiscopa, l’altro nel corrimano della scalinata – e successivamente il terzo proiettile. Poi ha raccontato al pm quando ha chiamato al cellulare il collega autista che attendeva in auto, nel cortile principale del palazzo. Infine, il caposcorta ha ripercorso la via di fuga scelta dall’aggressore, che avrebbe imboccato una uscita secondaria del palazzo che si affaccia su un cortile con giardino, per poi scavalcare un muro di circa due metri e uscire infine in un secondo cortile di un palazzo di via Borgonuovo, all’altezza del civico 5, una strada perpendicolare a via Monte di Pietà.
I dati raccolti nel sopralluogo saranno poi ricontrollati e verificati e incrociati con gli altri elementi, dai tabulati telefonici alle testimonianze ai filmati delle videocamere, la cui analisi finora non si è rivelata definitiva. Nessun fotogramma scaricato ha restituito finora l’immagine dell’uomo dell’identikit ricavato dai ricordi del caposcorta.
Al momento, gli inquirenti non scartano alcuna ipotesi in merito alla presenza, giovedì notte, del presunto aggressore: dall’odio politico di un ‘cane sciolto’, al rapinatore in cerca di una preda nell’elegante condominio del centro di Milano.
Intanto il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha dedicato parte del vertice di oggi, in prefettura a Milano, proprio all’allarme legato all’aggressione al caposcorta di Belpietro. Durante l’incontro, ha detto Maroni, è stata fatta una ”verifica della situazione per studiare le misure per far dormire sonni tranquilli a tutti”.
