Tentato suicidio o messa in scena? Giallo su Bernardo Provenzano

ROMA – Ha davvero tentato il suicidio per disperazione o follia? Oppure è stata una messa in scena voluta e studiata per apparire fuori di sé e ottenere un qualche trattamento privilegiato per via del suo stato mentale? E’ giallo sul tentato suicidio di Bernardo Provenzano. Secondo alcune fonti del Dap si sarebbe trattato di una simulazione. Il boss, sottoposto recentemente a perizie che hanno stabilito che è in grado di intendere e di volere, già da giorni avrebbe cercato di dimostrare la sua pazzia. L’altra sera, quando l’addetto alla sorveglianza si è avvicinato, Provenzano ha messo la testa dentro un sacchetto di plastica di piccole dimensioni usato per tenere i farmaci. L’intervento dell’agente è stato sottolineato, è stato comunque tempestivo. Per dare prova della sua instabilità mentale, giovedì il boss diceva di non riuscire a sedersi e di non trovare la sedia. Provenzano nel carcere di Parma è in una sezione speciale del 41 bis, in una zona riservata esclusivamente a lui.

Il tentato suicidio è avvenuto nella tarda serata di mercoledì nell’area riservata del carcere parmense. Provenzano, che era a letto, ha infilato la testa in una busta di plastica con il proposito di uccidersi. In uno dei ripetuti controlli, si è subito accorto del fatto un poliziotto penitenziario del Gom (Gruppo Operativo Mobile), il quale è intervenuto, evitando il suicidio. Del fatto sono state informati l’autorità giudiziaria e il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria.

Il gesto non ha avuto conseguenze. Il boss corleonese non è stato neppure portato in ospedale. Le sue condizioni sono ora definite ”buone” compatibilmente con lo stato di salute di un malato di 79 anni. ”Due periti nominati recentemente dalla Corte d’assise di Palermo hanno detto che Bernardo Provenzano non era depresso e stava bene: a questo punto o hanno visitato un altro o si doveva prestare piu’ attenzione alla perizia. E comunque, in ogni caso, chi ha dato al detenuto il sacchetto di plastica?”. Cosi’ l’avvocato Rosalba Di Gregorio, legale del capomafia, commenta la notizia.

A sollecitare l’attenzione sulle condizioni di salute di Bernardo Provenzano era stato il 15 marzo scorso il figlio primogenito del boss, Angelo, di 36 anni, in un’intervista alla trasmissione televisiva ”Servizio Pubblico” che aveva sollevato clamore e polemiche. ”Noi chiediamo – aveva affermato – che mio padre venga curato. Prima di tutto è un detenuto. E’ vero che sta pagando meritatamente o immeritatamente, ma rimane sempre un cittadino italiano: sarà stato capo di Cosa Nostra ma stiamo parlando di un essere umano”. Provenzano Jr., rispondendo alle domande della giornalista Dina Lauricella, aveva aggiunto: ”Io mi rendo conto che molta gente potrebbe alzarsi e dire ‘per quello che ha fatto merita questo e altro’. A tutti dico però se mio padre è quello che è, e ci sono delle verità processuali che lo affermano, ora è arrestato: c’è un posto vacante. Chi si sente di far parte di uno Stato che non applica i diritti può prendere posto su quella poltrona”. Angelo Provenzano aveva poi osservato: ”La verità processuale dice che mio padre è stato il capo di Cosa Nostra. Certo, a pensare che oggi, a distanza di 20 anni dalle stragi, sui giornali si sta parlando di revisione, dobbiamo riscrivere qualche verità a questo punto”.

Bernardo Provenzano, 79 anni lo scorso 31 gennaio, è detenuto da quasi un anno nel carcere di Parma. La quarta sezione della Corte d’appello di Palermo ne dispose il trasferimento da Novara. I giudici, considerate le precarie condizioni di salute del padrino mafioso arrestato l’11 aprile 2006 dopo 43 anni di latitanza, accolsero la richiesta del procuratore generale Carmelo Carrara, ritenendo che avesse bisogno di una struttura adeguata dal punto di vista clinico. Il carcere di Parma è infatti dotato di un centro clinico e nelle sue vicinanze c’è un reparto ospedaliero per detenuti. Numerosi, nei mesi scorsi, gli appelli dei legali del boss: ”E’ molto malato, rischia la morte ogni giorno. Basta col 41 bis. Venga detenuto ma in condizioni civili”, era stato l’appello, lo scorso settembre, dell’avvocato Rosalba Di Gregorio. Oltre alla recidiva di un cancro alla prostata, una ischemia – hanno riferito più volte i suoi legali – gli ha distrutto parzialmente il cervello. I tremori e i movimenti rallentati, dicono inoltre, sono quelli tipici di una sindrome parkinsoniana.

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Elisa D'Alto