Ressa all’imbarco Alitalia, bimba cade dalle scalette: nessuno soccorre

MILANO – Una bimba di 3 anni è caduta dalla scaletta del volo AZ1185 Alitalia Linate-Crotone nell’indifferenza di hostess e passeggeri. La ressa sulla scaletta d’imbarco ha provocato la caduta della bimba da un’altezza di 1,5 metri, come ha dichiarato la mamma. La piccola ha battuto la testa, ma invece di prestare i necessari soccorsi le hostess hanno imbarcato madre, figlia e zia della bimba perché il volo stava “accumulando ritardo”. Arrivati dopo un’ora a Crotone un’ambulanza attendeva la bimba, che ora sta bene. La mamma ha comunque denunciato l’accaduto, nonostante il personale di Alitalia abbia in fretta fatto firmare un foglio di “scarico di responsabilità” per la compagnia aerea.

Il fatto è accaduto alle ore 14,30 di venerdì 30 marzo, durante l’imbarco per il volo diretto a Crotone da Milano Linate. La mamma della bimba ora sta formalizzando le accuse contro la compagnia, e racconta al Corriere: “La bimba è caduta sbattendo la testa e rotolando un paio di metri, sotto gli occhi delle hostess che non solo non sono intervenute ma che in più hanno continuato l’imbarco senza che nemmeno una persona scendesse in pista per vedere”. La mamma ha raccontato che nessuno, né hostess né passeggeri, hanno tentato di aiutare la bimba, anzi si mostravano seccati per ritardo.

La donna, nonostante la piccola stia bene, è rimasta sconvolta dalla mancanza di umanità dei passeggeri: “Nessuno si è avvicinato a chiedere cosa fosse successo, la gente se ne fregava, spingeva più di prima, ovviamente la bambina piangeva e sottovoce c’era pure chi si lamentava. Si lamentava del pianto e, li ho sentiti, del fatto che stavamo rallentando la partenza. Ci mettevano tutti fretta. Hostess e passeggeri. Come se una piccola bimba ferita e una madre preoccupata non contassero più niente. O firma questo foglio o si arrangia e rimane a terra, mi ripetevano. Siamo salite a bordo, alla fine ci hanno fatto sentire in colpa, davvero, mi creda. Camminavo nel corridoio per raggiungere il mio posto e mi fulminavano con lo sguardo”.

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