Era scavato e tirato il volto di Katerina Mathas mentre era china sulla bara del suo piccolo Alessandro, il bambino ucciso a Genova dopo un cocaparty. La donna, prima accusata di aver ucciso in preda alla droga il figlio di 8 mesi, ha accarezzato i boccioli di rose bianche che con nonna Margherita ha voluto far comporre in un cuscino a forma di cuore lasciato sulla tomba. Lì nel campo 16 del cimitero monumentale di Staglieno, area riservata agli infanti, c’erano anche i fiori di altri amici e parenti, tutti rigorosamente bianchi.
Al termine del funerale che si è svolto in lingua greca e secondo il rito greco-ortodosso, Katerina, accompagnata dalla madre Margherita, da alcuni parenti e da quattro amiche, si è allontanata a bordo dell’auto del suo legale, l’avvocato Igor Dante, senza rilasciare alcuna dichiarazione. A testimoniare i pensieri del ristretto gruppo di persone che stamani ha preso parte alla cerimonia, alcune dediche lasciate sul libro delle visite: «Non ho potuto godere dal vivo del tuo sorriso, ma sarei sempre nel mio cuore, vola alto», firmato la madrina e ancora «Devono pagare per quello che ti hanno fatto», questa volta messaggio anonimo.
A celebrare le esequie è stato padre Michele, il pope della chiesa greco-ortodossa di via Casaregis, dove in un primo momento sembrava si dovesse celebrare il funerale. E proprio davanti all’edificio stamani erano arrivate anche delle vicine di casa di Katerina Mathas che attendevano di poter prendere parte al funerale.