Per l’81% dei chirurghi infatti una legge sul testamento biologico è indispensabile, e per il 70% quanto stabilito dal paziente nelle dat sia vincolante e non semplicemente orientativo per il medico. Dal sondaggio emerge inoltre che per il 97% dei chirurghi bisogna asternersi dal persistere in trattamenti da cui non si possa attendere un beneficio per la salute del malato e se il paziente non può esprimere la propria volontà, per il 92% bisogna tenere conto nelle proprie scelte di quanto precedentemente manifestato in modo certo e documentato.
Quando una persona rifiuta volontariamente di nutrirsi, per l’89% il medico ha il dovere di informarla sulle conseguenze del digiuno protratto sulla sua salute ma non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale, pur continuando ad assisterla. Di fronte a pazienti che, prima di perdere coscienza, abbiano espresso parere contrario alla nutrizione artificiale, il 75% dei chirurghi ha dichiarato di non accettare l’obbligo di somministrarla in ogni caso, anche se stabilito dalla legge. Per il 46% la decisione spetta al paziente, per il 27% al medico e ai familiari e per il 2% solo al medico.
La decisione di non somministrare o sospendere terapie e trattamenti, che tengono artificialmente in vita, dovrebbe spettare al paziente, nel caso in cui abbia espresso le sue volontà quando era cosciente, per il 65% dei chirurghi; a nessuno perché la vita è un dono da tutelare per il 16%; ad una commissione etica di esperti per il 12%; ad un familiare per il 5%; al medico curante o ad un magistrato solo per l’1%.