Nove casermoni di edilizia popolare, ambienti degradati, fatiscenti, nella quasi totalità occupati abusivamente o gestiti comunque dalla camorra che provvedeva all’assegnazione degli alloggi. Lo chiamano Bronx, e si trova in via Taverna del Ferro, quartiere San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli.
Qui l’attività di spaccio di droga si svolgeva ininterrottamente, ”h24”, come spiegano gli investigatori per i quali la zona era stata trasformata in un vero e proprio ”centro commerciale” per la vendita di stupefacenti dove si trovava di tutto: cocaina, marijuana, hascish e crack. Il rione è stato teatro la scorsa notte di una operazione dei carabinieri della compagnia di Torre del Greco e della tenenza di Cercola (260 i militari impegnati nel blitz) che ha portato all’esecuzione di 28 ordinanze di custodia cautelare – di cui 11 nei confronti di persone già detenute – con accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e aggravata dal metodo mafioso.
Arresti che hanno colpito esponenti o fiancheggiatori del clan Formicola: tra i destinatari dei provvedimenti emessi su richiesta del pm della Dda Mariella Di Mauro anche il capo della cosca, Bernardino Formicola, 33 anni, e quattro donne, che avevano il compito di vedette. Essenziali per il successo dell’inchiesta sono risultate le intercettazioni telefoniche e ambientali e le immagini registrate dalle videocamere nascoste in strada e anche in un ascensore: in 40 giorni sono stati documentate oltre 870 azioni di vendita di droga.
Il procuratore Giovandomenico Lepore e il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, coordinatore della Dda, hanno sottolineato come con la nuova legge sulle intercettazioni l’indagine sarebbe stata praticamente impossibile. Quando alle quattro del mattino è scattato il blitz, i carabinieri hanno notato in strada la presenza di ragazzini, dai 13 ai 15 anni, che probabilmente svolgevano anch’essi il compito di vedette. Gli investigatori hanno anche individuato la rete di ricettatori degli oggetti (soprattutto telefonini) che i tossicodipendenti spesso cedono agli spacciatori in cambio delle dosi di droga. Il clan provvedeva al sostentamento degli affiliati con paghe proporzionate alle mansioni svolte e a ciascun soggetto veniva ”assegnato” l’alloggio, un beneficio revocato in caso di comportamento non conforme alle direttive dei capi.
