ROMA – Il consigliere laico del Csm Matteo Brigandì ha scritto una lettera al vicepresidente del Csm Michele Vietti per dire che non è stato lui a dare le carte sul pm Ilda Boccassini a ‘Il Giornale‘ e per annunciare che pur continuando a lavorare al Csm, non prenderà parte né al Plenum né all’attività della commissione da lui presieduta. ”Per rispetto istituzionale – spiega Brigandì a Vietti – per almeno due settimane non parteciperò ai lavori della commissione e del Plenum. La procura così avrà tempo per fare i suoi accertamenti sulla vicenda e per rendersi conto che io con la diffusione di queste carte non c’entro proprio niente”.
Nella sua lettera al vicepresidente del Csm, Michele Vietti, Brigandì sottolinea anche come ogni procedimento sia di fatto ”pubblico”. ”Il principio di segretezza degli atti che riguardano il procedimento nei confronti di Ilda Boccassini – sottolinea Brigandì – comunque è infondato perché i processi, in Italia, e soprattutto la loro sentenza, sono di fatto pubblici”. E comunque, prosegue il consigliere laico del Csm, ”il comportamento dei magistrati e dei politici non può essere sottratto alla trasparenza”.
Brigandì ribadisce quindi di non essere stato lui a consegnare carte di questo procedimento ”a giornalisti o a chiunque altro”, ma ci tiene a precisare che per ”rispetto istituzionale”, per circa due settimane lascerà che si concludano gli accertamenti avviati dalla procura sul caso. ”Io però – avverte l’ex deputato della Lega – continuerò ad andare nel mio ufficio al Csm a lavorare anche per smaltire i vari arretrati”.
