BOLOGNA – Non rispettando le norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro cagionarono la morte di un operaio di 54 anni. Non solo: fu modificata la scena del crimine e furono rese dichiarazioni false per sviare le indagini. E' questa l'accusa che pesa sul legale rappresentante di una'officina di San Giovanni in Persiceto accusato dalla procura di Bologna, assieme al responsabile per la sicurezza di omicidio colposo, per la morte di G.A., operaio deceduto il 13 dicembre 2010.
Ma dall'indagine e' emerso un quadro inquietante. Per il Pm Massimiliano Rossi, che ha condotto l'inchiesta, il legale rappresentante e tre soci 'taroccarono' la scena dell'incidente e il documento sulla sicurezza per depistare le indagini. Per questo sono accusati di favoreggiamento. Ora sara' il gip del tribunale di Bologna a decidere se rinviarli a giudizio il 17 aprile.
I fatti risalgono al 3 dicembre 2010. L'operaio, per l' accusa, cadde mentre faceva una manutenzione su un semirimorchio a tre assi. Il 'trabatello' (l'impalcatura su ruote) che usava era vecchio e non idoneo per dimensioni. Inoltre non aveva protezioni laterali, nonostante il piano di lavoro fosse a oltre tre metri d'altezza. L'uomo perse l'equilibrio e cadde. Le fratture multiple che riporto' non gli diedero scampo: mori' dieci giorni dopo.
Ma mentre l'uomo veniva soccorso, per il pm iniziava anche l'azione per sviare le indagini. Il legale rappresentante e tre soci, anche loro impiegati nell'officina, rimossero il trabatello, e alcune protezioni messe sul semirimorchio, piazzarono una scaletta vicina al mezzo e corsero a comperare un nuovo trabatello 'a norma'. Tutto per accreditare l'ipotesi (falsa) che l'operaio avesse deciso sua sponte di fare i lavori usando una scaletta (inadatta), nonostante avesse a disposizione un trabatello idoneo. Non solo. Due soci sottoscrissero un'integrazione al documento (obbligatorio) di valutazione dei rischi aziendali e resero false dichiarazioni, tutto con l'obiettivo di sviare le indagini.