Bologna, muore in ospedale dopo un ictus: aperta un'inchiesta

BOLOGNA – Un uomo di 61 anni, colpito da ictus, è morto dopo essere stato ricoverato all'ospedale Maggiore di Bologna. I familiari hanno presentato querela alla magistratura per accertare l'accaduto, ed è stata quindi aperta un'inchiesta.

Sei medici dell'ospedale sono stati iscritti sul registro degli indagati nell'ipotesi di omicidio colposo, anche in vista della autopsia che sara' affidata mercoledi' al medico legale Matteo Tudini.

La pm titolare dell'inchiesta, Alessandra Serra (il fascicolo e' pero' affidato temporaneamente al procuratore aggiunto Massimiliano Serpi) ha disposto anche una consulenza, affidata al professor Michele Alessandro Cavallo, direttore della Neurochirurgia dell'ospedale Sant'Anna di Ferrara.

E' stata la stessa Asl di Bologna, in una nota, a rendere noto il decesso, avvenuto martedì scorso, 21 giugno. L'uomo è morto mentre era ricoverato nel reparto di Rianimazione del Maggiore. Era arrivato in Pronto Soccorso 17 giorni prima, nel pomeriggio del 4 giugno, quando era stato immediatamente ricoverato, spiega la Asl, sulla base dei riscontri diagnostici, in Medicina d'Urgenza.

Lì il paziente è rimasto sino al giorno successivo, quando è stato trasferito nella Stroke Unit (il reparto dedicato alla diagnosi ed alla cura dell'ictus cerebrale) del Maggiore, vista l'evoluzione del quadro clinico. Le sue condizioni sono pero' peggiorate, rendendo necessario il trasferimento, il 9 giugno, in Rianimazione, dove è deceduto nella mattinata del 21.

I familiari hanno presentato denuncia il giorno stesso del decesso. Secondo quanto riportato nel lungo e articolato esposto, la procedura attuata nelle prime fasi del ricovero, dalla diagnosi – anche attraverso Tac – di ictus, fino alla ricovero nella Stroke Unit, è stata giudicata sostanzialmente corretta.

I familiari invece ritengono che non sia stata messa in atto nei tempi previsti una 'terapia salvavita', a loro giudizio di solito di prassi, al momento del ricovero nella unita' dedicata alla cura dell'ictus. Procedura che avrebbe evitato, sempre per i familiari, il peggioramento delle condizioni del paziente.

I medici indagati sono infatti tutti in servizio nella Stroke Unit. ''Da parte nostra c'è la più totale disponibilità a fare chiarezza su ogni punto della vicenda – ha spiegato l'avvocato Sabrina Di Giampietro che tutela i medici indagati – da parte della Asl c'è volontà di massima trasparenza''. Mercoledì la difesa nominerà suoi periti un medico legale e, con ogni probabilità, anche un neurologo e un neuroradiologo.

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Maria Elena Perrero