MILANO, 21 NOV – Il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta e il titolare del gruppo dei giochi Atlantis Bplus Francesco Corallo sono finiti tra gli indagati per un capitolo dell'inchiesta della procura di Milano su Bpm che, piu' in generale, coinvolge anche l'ex presidente della banca Massimo Ponzellini, un suo collaboratore Antonio Cannalire e una terza persona.
Infatti, i pm Mauro Clerici e Roberto Pellicano, titolari dell'indagine con al centro un finanziamento sospetto di 148 milioni da parte di Bpm al gruppo Atlantis, hanno contestato al parlamentare il reato di favoreggiamento e a Corallo la falsa attestazione a un pubblico ufficiale di identita' o qualita' personali per un episodio collaterale che avrebbe compromesso le perquisizioni dello scorso 10 novembre della Gdf a Roma, nell'appartamento in piazza di Spagna riconducibile a Corallo. Qui le Fiamme Gialle, come risulta da una loro informativa, si sono presentate alle 9 di mattina ma sono state inizialmente bloccate sul pianerottolo perche' il titolare di Atlantis ha fatto valere la sua presunta immunita' diplomatica sostenendo di essere ambasciatore per la Fao in Italia della Repubblica caraibica di Dominica, carica che qualche giorno dopo la stessa Fao ha negato. Dopo di che nell'abitazione-ufficio, mentre gia' si trovavano Corallo, quattro avvocati e una collaboratrice sudamericana, e' arrivato anche il senatore Laboccetta il quale, quando finalmente e' stata fatta entrare la Guardia di Finanza, ha impedito il sequestro di un computer portatile e, sostenendo di esserne il proprietario, se l'e' portato via senza nemmeno dare il tempo di segnare il codice identificativo.
Una vicenda che ha lasciato sbalorditi investigatori e inquirenti. I pm , dopo aver raccolto tre versioni diverse su quanto accaduto e gli esiti di una serie di accertamenti, hanno deciso di iscrivere i due nel registro degli indagati e, cosa che avverra' nelle prossime ore, di trasmettere per competenza gli atti di questo troncone di inchiesta a Roma. Intanto a breve, come gia' annunciato nei giorni scorsi, la Procura milanese inviera' alla Camera la richiesta di autorizzazione a procedere al sequestro del computer a Laboccetta.
E sul punto il deputato ha dichiarato: ''Non ho nulla da nascondere, che si voti pure per l'autorizzazione. Sono sereno, perche' non ho commesso alcun reato: sono andato via col mio pc''. E ancora: ''Quello che dico io e' la verita'. Durante la perquisizione, avevo dato la disponibilita' a prendere atto del contenuto in quella sede, come aveva fatto l'amico Corallo, ma – ha proseguito Laboccetta – visto che mi era stato detto che si doveva portare via per forza, allora no. C'era una violazione formale e sostanziale del diritto''.
Intanto Laura Garavini, capogruppo Pd nella Commissione parlamentare Antimafia, ha chiesto che Laboccetta lasci la stessa commissione: ''La gravita' del suo gesto era apparsa fin da subito – ha spiegato Garavini in una nota – e, secondo quanto riportano le agenzie di stampa, la sua posizione si sarebbe ulteriormente aggravata. Sarebbe opportuno un suo gesto autonomo e rispettoso dell'attivita' della Commissione, in caso contrario sottoporremo la questione al Presidente Pisanu''.