ROMA – Prese il testamento della moglie appena deceduta e lo bruciò dentro al teatro Ghione davanti agli occhi esterrefatti della sorella e del fratello della compagna di una vita. Così il pianista Cristopher Axworthy, poi condannato, distrusse le ultime volontà della consorte, l’attrice Ileana Ghione.
Un gesto compiuto in un luogo simbolo, quel teatro Ghione in via delle Fornaci che la coppia aveva fondato nel 1980. Una reazione rabbiosa, nata da un dissapore sull’eredità testamentaria, che è costata all’uomo molto cara: un anno di carcere per distruzione di atti e falsità, questa la decisione del giudice Carlo Sabatini della seconda sezione penale, su indagini del procuratore aggiunto Maria Monteleone.
Era il 15 dicembre del 2005 al teatro Ghione «quando Axworthy — ha ricordato Rodolfo Ghione a processo, fratello di Ileana — ha preso un accendino e ha cominciato a darefuoco a questi due fogli, io gli dissi cosa fai? Lui si allontanò e buttò i due fogli in fiamme dentro un vaso di bronzo». Andarono così in fumo le ultime volontà della Ghione. Da poco la donna, il quattro dicembre 2005, era morta. Pochi giorni dopo già infuriava la guerra per la sua eredità.«Ileana Ghione — si legge nelle motivazioni della sentenza — era solita ogni qual volta partiva lasciare una busta con le sue disposizioni testamentarie al fratello e alla sorella. Lo fece anche nel luglio del 2005». Tuttavia quest’ultima volta la sorella della Ghione non trovò alcuna busta nell’appartamento romano di Ileana. « Dapprima Axworthy— si legge nel capo d’imputazione — sottraeva il testamento olografo della moglie il 27 luglio del 2005 dal luogo dove questa lo aveva riposto». Infine la morte di Ileana il 5 dicembre 2005.