ROMA – Da Caccavone a Poggio Sannita, da Porcili a Stella Cilento, da Cernusco Asinario a Cernusco sul Naviglio: sono alcuni dei toponimi italiani cambiati per ingentilirsi ed evitare nomi imbarazzanti anche ai loro residenti. Come vuole fare il sindaco dello spagnolo Castrillo Matajudíos, paesino di 56 abitanti nel Nord della Spagna il cui nome significa “Rocca ammazza ebrei”. Un nome scelto all’epoca dell’Inquisizione cattolica per mascherare l’origine ebraica del luogo, ma che adesso il sindaco Lorenzo Rodríguez Pérez ha deciso di cambiare.
Domenica 25 maggio, mentre in tutta Europa si eleggeranno i membri del Parlamento di Bruxelles, a Castrillo Matajudìos i cittadini sceglieranno anche se cambiare nome al proprio paese in Castrillo Motajudíos, Rocca collina degli ebrei.
Anche in Italia ci sono casi analoghi, come ricorda Elena Tebano sul Corriere della Sera: come Schiavi Formicola, in provincia di Caserta. Nel 1860 il nome venne trasformato da Schiavi a Liberi, anche se in modo storicamente ignorante, dal momento che Schiavi derivava da “Slavi” e non dal sinonimo di servi.
Molti sono i casi di cambio di toponimo dopo l’unità d’Italia, nel 1861. Come quello di Cellino in provincia di Teramo, diventato Attanasio per distinguersi da Cellino San Marco in provincia di Brindisi.
Risale al 2003 la richiesta fatta dal sindaco di Porto Empedocle (Agrigento), Paolo Ferrara, di aggiungere al nome del paese quello di Vigata, il paese nato dalla fantasia letteraria di Andrea Camilleri per ambientare le avventure del commissario Montalbano. Oggi, però, Vigata è solo una parentesi sui cartelli di ingresso al paese.