PALERMO – Camilla Giaccone, 52 anni, figlia
del professor Paolo Giaccone – medico legale del Policlinico di
Palermo, ucciso dalla mafia l'11 agosto '82 perche' si era
rifiutato di ''aggiustare'' una perizia che incastrava i killer
di una strage con 4 morti avvenuta l'anno prima a Bagheria (PA)
– e' rimasta senza lavoro e senza pensione. La paradossale
vicenda – raccontata dal Giornale di Sicilia – comincia dalla
decisione della donna, medico all'ospedale Villa Sofia di
Palermo, di chiedere la pensione anticipata che la legge le
garantisce in quanto figlia di una vittima di mafia. L'Inpdap
accetta la richiesta ma poi ci ripensa e sospende il vitalizio e
cosi' la donna, madre di due figli, e' senza pensione e senza
lavoro.
La Giaccone era stata consigliata dallo stesso ospedale a far
richiesta di pensione anticipata: ''La prospettiva non mi
entusiasmava – dice – perche' il mio lavoro mi piace. Ma nel
maggio 2010 ho comunque preso questa decisione''. L'Inpdap le
concede la pensione a partire dall'aprile di quest'anno, ma il
mese successivo cambia idea: una modifica alla normativa,
apportata con la Finanziaria 2008, prevede, si', che a usufruire
del beneficio siano i parenti delle vittime di mafia e
terrorismo, ma qualora i loro congiunti siano stati uccisi in
stragi. Paolo Giaccone e' stato ''soltanto'' freddato nei viali
del Policlinico di Palermo dal suo killer.
Dopo la paradossale retromarcia dell'Inpdap, la donna chiede
di tornare al lavoro, ma la direzione di Villa Sofia le spiega
che al suo posto e' stato assunto un altro medico. ''Si stanno
valutando giuridicamente – dice la direzione del nosocomio – la
possibilita' e le modalita' di un suo eventuale ritorno al
lavoro. Nessuno ha negato la possibilita' di un reintegro''.
''Non voglio nulla che non mi spetti – spiega la Giaccone – e
sono pronta a tornare al lavoro gia' domattina''.
