ROMA – Nell’inchiesta sui Camilliani spuntano anche i soldi all’estero. Milioni di euro. Dopo l’arresto di Renato Salvatore, capo della congregazione accusato di aver fatto sequestrare due sacerdoti durante il voto che lo ha confermato al vertice dei Camilliani, le indagini proseguono. Ci sono anche delle intercettazioni in cui i nomi dei due sacerdoti a proposito di fondi della congregazione, destinati ad opere pie, dirottati all’estero. Padre Messina, uno dei due preti, lo ammette ai magistrati.
Nelle intercettazioni a parlare sono i due autisti, poi arrestati, del commercialista Paolo Oliviero. Finito in manette anche lui sarebbe l’artefice del sequestro, colui che a tutti costi voleva far riconfermare padre Salvatore al vertice dei Camilliani per (questa l’accusa) mantenere inalterati i suoi affari nel settore delle cliniche della congregazione.
«Paolo (Oliverio, ndr) è andato a verificare la situazione economica contabile e c’è un milione tutto imbertato (nascosto, ndr) là… là… tu me intiendes?… da padre Rosario (Messina, ndr), come Scajola (l’ex ministro che si ritrovò un anonimo e sostanzioso contributo per l’acquisto di una casa al Colosseo, ndr)». L’altro autista sta al gioco: «un milione… due cucuzze del vecchio conio diciamo. Padre Rosario dirà “guarda devo fare delle opere di carità e quindi decido io quando e dove… allora avevo pensato di spostarli un attimo qua”». E nell’interrogatorio di garanzia padre Messina poi ammette tutto.
Milioni di euro dirottati su conti all’estero e prime conferme davanti ai magistrati, il giorno dopo la retata del Superiore generale dei Camilliani, Renato Salvatore, del commercialista Oliverio, dei suoi due autisti, e dei due pubblici ufficiali della Finanza, Alessandro di Marco e Mario Norgini.