“Dispiaciuti per la perdita dell’animale, ma alcuni fatti sono stati omessi, o travisati, nel racconto fatto dai proprietari”. La compagnia di trasporti Moby, in una nota, vuole precisare alcuni aspetti di quanto accaduto lo scorso 30 giugno, ma l’episodio è stato reso noto solo pochi giorni fa, quando Tita, cagnolina di razza volpina, è sfuggita al controllo della padrona per poi cadere dal traghetto Moby, in mare aperto tra Portoferraio e Piombino.
I proprietari del cane si sono rivolti all’Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente), che ha denunciato Moby perché, secondo il racconto dei proprietari, l’equipaggio si sarebbe rifiutato di fermare le macchine per prestare soccorso all’animale. ”Non sappiamo se la proprietaria aveva il cane al guinzaglio – fanno sapere da Moby -, come prescritto dalla normativa di bordo, ma era in braccio alla padrona che, imprudentemente, era affacciata alla ringhiera facendo sporgere l’animale sul lato destro di poppa, sulla verticale delle eliche della nave”.
Nella nota si spiega che il personale della compagnia appena avuto la notizia dalla proprietaria ha avvertito il comandante che ha attivato la procedura di “uomo a mare”. ”La procedura – spiegano da Moby – prevede l’attivazione delle vedette e l’inversione della rotta a 360 gradi fino ad arrivare al punto preciso in cui l’uomo, in questo caso l’animale, è caduto in acqua. Per una nave di questa taglia c’è bisogno di alcune miglia per arrestarsi”.
L’animale, probabilmente tramortito per l’impatto con l’acqua, non è, secondo la ricostruzione di Moby, ”riuscito a resistere il tempo necessario al soccorso. Rinnoviamo il nostro dispiacere – conclude la nota – suggeriamo ai clienti di non sporgersi mai dal parapetto di una nave, men che meno con un cane in braccio”.
