MILANO – Partire anche solo per un weekend e trovare la propria casa occupata da altre persone. Questo è quello che è successo a Diana, una donna che abita nel quartiere San Siro a Milano. Uno dei tanti casi di occupazione delle case popolari, casi che da Milano a Roma e Napoli sono una “normalità”.
Ma se prima gli occupanti puntavano a case vuote, ora anche quelle abitate sono a rischio. E così per Diana, e i tanti come lei, di andare in vacanza e partire per più di un giorno diventa un incubo, vivendo con la paura di tornare e trovare estranei in casa.
Matteo Pucciarelli su Repubblica scrive:
“La storia è quella di Diana, 45 anni che sembrano di meno e un figlio di nove. Due settimane fa le avevano “rubato” la casa, ma se l’è ripresa. Terzo e ultimo piano in piazza Monte Falterona, 32 metri quadri striminziti a 190 euro al mese: «Il Comune mi dà una mano, il mio reddito Isee è zero, faccio lavori saltuari », spiega. È originaria dell’Europa dell’est e parla un italiano quasi perfetto, sbaglia solo qualche parola al plurale. Arrivò in Italia nel 1988. Vive in questa casa umile ma pulita e ordinata da dieci anni esatti: era rimasta incinta dal marito, la separazione con ancora il pancione e la procedura di urgenza per l’assegnazione da parte dei servizi sociali. Sullo stipite della porta di ingresso ci sono ancora le crepe dello scasso. Attaccato al piano cottura c’è un piccolo tavolo con un vecchio portatile acceso, mostra qualche fotografia sfocata del portoncino forzato”.
Solo 3 giorni fuori casa e al rientro l’amara sorpresa:
“«Prima mi sono accorta della luce accesa dalla strada, una volta scesi dal bus — racconta lei — ma uno lì per lì immagina una propria dimenticanza. E invece no». E invece qualcuno era chiuso dentro. «La chiave non entrava più e si vedeva che c’era stata una forzatura. Ho sentito delle voci dentro e per la paura sono scappata giù in cortile col bambino, in preda al panico»”.
Le soluzioni per rientrare in casa erano poche:
«O chiami i carabinieri, ma poi come fai a dimostrare che quella è casa tua se non hai neanche un foglio dietro? Oppure provi a riconquistarti casa in qualche modo, con le buone o con le cattive. Ho radunato una dozzina di persone nel giro di un paio di ore, chiamando amici e vicini con la voce che ancora mi tremava. Qui ci si conosce un po’ tutti, tra italiani il legame è più forte. Ad uno di loro ho lasciato mio figlio»”.
I vicini e gli amici di Diana cominciano a bussare alla porta della casa occupata:
“«Ecco, ci stavano tre uomini e la tromba delle scale era piena di gente che urlava e sbatteva i pugni contro la porta. O uscivano, oppure uscivano». La baraonda è durata una mezz’ora. «Dall’altra parte a un certo punto hanno risposto, dall’accento credo fossero nordafricani. Si erano impauriti loro, stavolta. “Un’ora, un’ora e usciamo”, dicevano qualcosa del genere». Così si è intavolata una specie di trattativa. «Ci hanno chiesto di liberare le scale, perché a quel punto erano come stretti in una morsa, io ero fuori di me, forse avrei pure picchiato, non so».”
Gli occupatori allora hanno radunato le proprie cose e sono fuggiti di corsa. Ora però i residenti temono che il “racket” delle case occupate non si rivolga solo a quelle vuote, ma anche a quelle abitate:
“Paghi qualche migliaio di euro alla persona giusta che ti individua l’appartamento vuoto, ti sfonda la porta e il gioco è fatto. «Sono salita su per le scale di corsa, col cuore in gola, sono entrata: c’era disordine ma c’era tutto. Ci hanno dormito una notte e basta, non hanno rubato nulla», tira un sospiro di sollievo Diana. E le vacanze adesso? «Figuriamoci, resto qui, e chi si muove?»”.