Caso Uva, i periti confermano: “Morte provocata da una tempesta emotiva”

VARESE, 19 MAR – Giuseppe Uva non e' morto a causa di un errore medico, ma per un arresto cardiaco provocato da una ''tempesta'' emotiva che ha avuto come fattori scatenanti l'assunzione di alcolici, le lesioni e lo stato di contenzione.
E' quanto hanno ribadito oggi in aula a Varese i tre esperti nominati dal giudice Orazio Muscato che hanno eseguito le perizie sul cadavere dell'artigiano morto nel luglio del 2008 all'ospedale di Varese – dopo aver trascorso alcune ore nella caserma dei carabinieri che lo avevano fermato per strada – nel corso del processo che vede come imputato lo psichiatra Carlo Fraticelli, accusato di omicidio colposo.

Le quantita' dei farmaci somministrati al paziente, che soffriva di una malformazione cardiaca mai diagnosticata, quindi ''non sarebbero idonee a provocare il decesso''. E i periti, confermando le conclusioni gia' depositate nei giorni scorsi, durante l'udienza hanno sottolineato che non e' possibile trarre indicazioni su quanto e' avvenuto in caserma, tra le 3 e le 5.48, per mancanza di documentazione. Cosi' come sarebbe impossibile determinare se le lievi lesioni che sono emerse dalla Tac – non tali da provocare da sole la morte – siano state prodotte da terzi o siano il risultato di gesti di autolesionismo, secondo la versione fornita dai carabinieri che disposero il trattamento sanitario obbligatorio. I familiari di Giuseppe Uva hanno sostenuto, invece, l'ipotesi che l'uomo abbia subito percosse in caserma.

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Emiliano Condò