ROMA, 3 AGO – Il casco della moto, come il bloccapedali o la catena di ferro, e' a tutti gli effetti una "arma impropria" e, se usato per colpire o intimorire qualcuno, rende il fatto violento aggravato e pertanto procedibile d'ufficio senza la querela della vittima che, così, può evitare di esporsi in prima persona.
Lo sottolinea la Cassazione – con la sentenza 30572 – che ha finalmente incluso questo oggetto, sempre più spesso usato nelle estorsioni e nelle rapine, tra quelli il cui 'porto' "cessa di essere giustificato nel momento in cui viene meno il collegamento immediato con la sua funzione e l'oggetto viene utilizzato in guisa di arma impropria".
"E' del tutto evidente – osserva la Suprema Corte – che anche un casco, per le sue caratteristiche di massa e durezza, possa diventare un'arma impropria se utilizzato per offendere, avendo una potenziale idoneità lesiva e non certo indifferente".