ROMA, 23 GIU – Se non si crede nel ''legame indissolubile'' su cui si fonda il matrimonio concordatario e' meglio farlo sapere prima al futuro coniuge. Altrimenti, seppur si ottiene, in caso di crisi, l'annullamento delle nozze da parte della Chiesa, perche' si dimostra che si e' sempre stati ''pro-divorzio'', per lo Stato il matrimonio rischia di rimanere valido.
Lo si evince da una sentenza della Cassazione che affronta il caso di uno sposo pentito che aveva chiesto alla Corte d'appello di Palermo di dichiarare l'efficacia nello Stato italiano della sentenza emessa dal tribunale ecclesiastico di nullita' del matrimonio sulla base della ''volonta' divorzista'' che lo sposo aveva sempre avuto anche prima delle nozze in chiesa. In pratica sul presupposto che lui al momento del 'si'' non credeva di giurare per la vita. Ma se la parola dello sposo pentito vale per la Chiesa puo' non essere sufficiente a ottenere l' annullamento del matrimonio civile. La Corte d'appello aveva respinto la richiesta dell'uomo sulla base del presupposto che questa ''volonta' divorzista'' non era mai stata manifestata alla moglie durante il fidanzamento. Cosi' anche per la Cassazione che, nella sentenza 13240 della I Sezione civile, spiega che non basta riferire agli amici o ai congiunti di essere miscredenti nei confronti del matrimonio ma bisogna provare di aver messo al corrente della propria opinione anche la futura moglie.
Dalle testimonianze ''emerge che lo sposo esterno' ai suoi amici e congiunti la condizione apposta al matrimonio concordatario, dunque la divergenza unilaterale fra la sua volonta' e la dichiarazione resa in sede di celebrazione del matrimonio – scrivono i supremi giudici – ma non certo che tale divergenza fosse stata manifestata espressamente all'altro coniuge''. Per questo non ci sono prove sufficienti per la Cassazione per annullare le nozze civili.
