ROMA – L’uomo che nasconde la sua impossibilita’ di generare figli alla donna che sta per sposare, rischia l’addebito della separazione se la moglie, dopo il matrimonio, scopre che il marito le ha sempre taciuto la sua impotenza. E la circostanza che la moglie, appresa la verita’, abbia poi intrapreso una relazione adulterina, e’ del tutto irrilevante e non puo’ cancellare la ‘colpa’ del coniuge omertoso su un aspetto cosi’ importante nella vita di coppia. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 3230.
Con questo verdetto, i supremi giudici hanno definitivamente stabilito, dopo ben due cause di appello, la ‘colpevolezza’ di un medico fiorentino, Nicola G.Z., nell’aver mandato per aria il suo matrimonio con Carla F., per averle taciuto, nonostante fossero stati fidanzati un anno, prima di convolare a nozze, di non poter avere figli. Solo dopo un anno e mezzo di matrimonio, Carla venne a sapere che Nicola non avrebbe mai potuto renderla madre, cosa che lei desiderava tantissimo.
Per la donna fu un duro colpo al quale reagi’, oltre che con l’astio, anche con un adulterio. Peraltro scoperto subito dal marito e culminato in una gran scenata di Nicola sedata solo dall’arrivo delle forze dell’ordine. In particolare, la Cassazione ha confermato la correttezza dell’appello bis – il primo invece aveva accusato Carla per la sua scappatella – basato ”piu’ che sulla minimizzazione dell’adulterio della moglie, sull’anteriorita’ ad esso della frattura tra i coniugi, in un matrimonio partito subito male per le bugie di lui”.
Quanto alla rottura, essa, giustamente, prosegue la Cassazione riassumendo il giudizio di merito, e’ stata attribuita al ”grande ed effettivo rilievo dell’effetto che il silenzio sull’impotenza ha provocato nella psiche della moglie, la quale, giunta al matrimonio non piu’ giovanissima, desiderando una maternita’ non piu’ procrastinabile, vi ha dovuto definitivamente rinunciare, perche’ il tempo a sua disposizione e’ velocemente trascorso”.
Oltre alla ‘colpa’ del marito silente, la Cassazione – al termine di una causa iniziata nell’agosto del 1997 – ha confermato anche il diritto della ex moglie a ricevere 450 euro di assegno.