La Procura di Marsala e i carabinieri della Compagnia di Castelvetrano stanno indagando per risolvere il giallo attorno alla morte di Maria Rosa Nicolicchia, la donna scomparsa il 2 maggio 1990 all’età di 35 anni i cui resti ossei sono stati ritrovati dopo una segnalazione anonima il 9 gennaio scorso dentro al bagagliaio della sua Fiat 127 data alle fiamme e completamente ricoperta di rovi in un baglio diroccato nelle campagne di Castelvetrano.
La conferma che si trattasse della donna scomparsa è venuta sabato scorso dagli esami del Dna svolti all’istituto di Medicina legale presso il Policlinico di Palermo. Gli esami di laboratorio non hanno però potuto svelare la causa della morte della donna in quanto i resti ossei erano pochi e in pessime condizioni. Ed è proprio sulle cause del decesso che ora si indaga.
Gli inquirenti non escludono sia la pista dell’omicidio sia quella del suicidio. Intanto affiorano alcuni retroscena sulla vicenda. Maria Rosa Nicolicchia nel 1987 era stata arrestata insieme con il convivente, lo stesso che nel 1990 ne denunciò la scomparsa, per il tentato omicidio del marito, Vincenzo Biundo.
Quest’ ultimo all’epoca rimase solo ferito da alcuni colpi di arma da fuoco e quando venne sentito dai carabinieri svelò il nome dell’uomo incaricato di ucciderlo. L’esecutore materiale a sua volta confessò che il mandante era stato il convivente della donna, che sentita dagli investigatori, si lasciò sfuggire d’essere stata anche lei mandante del tentato omicidio del marito assieme al convivente, Giuseppe Catalanotto.
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