Cataldo, Boero, Carella: 'Eravamo in Libia per lavoro'

ROMA, 29 AGO – Hanno detto di essere andati in Tunisia per lavorare nel campo della sorveglianza privata e di essere finiti inavvertitamente in Libia per effetto di un fraintendimento con chi si occupava di loro. E' la versione data, secondo quanto si e' appreso, da Antonio Cataldo, Luca Boero e Vittorio Carella, i tre italiani arrestati in Libia e liberati dai ribelli dopo circa un mese di detenzione.

I tre sono stati sentiti al loro arrivo a Roma dai carabinieri del Ros e dalla Digos, su delega del procuratore aggiunto Pietro Saviotti, il quale, sul caso, ha aperto un fascicolo intestato 'Atti relativi a', ossia senza ipotesi di reato. ''Non sapevamo di essere finiti in Libia – avrebbero ribadito – non ci siamo capiti con chi ci stava portando''.

I tre sono stati liberati il 21 agosto scorso dal carcere di Abu Salim, a Tripoli.

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Alberto Francavilla