In montagna si muore di più cercando funghi che a causa delle valanghe. Sembra un paradosso, eppure i numeri del Soccorso Alpino non lasciano spazio a dubbi: nel 2010 gli incidenti mortali che hanno coinvolto fungaioli sono stati 43, mentre nel periodo compreso tra l’ottobre del 2008 e l’ottobre del 2009 (ultimo dato disponibile), le vittime per valanghe sono state 19.
Alla vigilia del periodo in cui si registra il picco della raccolta, ovvero tra la metà di settembre e l’inizio di ottobre, è già stato eguagliato il record negativo del 2005. E il bilancio rischia di aggravarsi ulteriormente.
”Non ci piace lanciare allarmi, ma c’è il pericolo di chiudere l stagione con 60-70 morti” avverte Giorgio Baldracco, presidente del Corpo nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. Ecco perché proprio il Soccorso Alpino ha messo a punto un vademecum per i cercatori di funghi: cinque regole per evitare che una gita spensierata si trasformi in una tragedia simile a quelle che in questi mesi hanno riempito le pagine di cronaca dei quotidiani.
Innanzitutto, ha suggerito Baldracco, è bene ”lasciare l’auto in un posto visibile”, mentre spesso viene quasi nascosta dai fungaioli sprovvisti del permesso di raccolta, per evitare multe salate. Poi bisognerebbe ”lasciare esposta sul cofano una cartina con il percorso previsto”. Inoltre per facilitare eventuali ricerche è opportuno ”vestirsi con abiti dai colori sgargianti che non si confondano con la vegetazione” mentre ”indossare calzature da trekking e non stivali di gomma” rende più difficile scivolare.
Infine, bisogna ”evitare di avventurarsi in solitaria”, cosa che spesso i fungaioli fanno per non dover dividere il “bottino”. Tra i fattori che spiegano l’elevata mortalità legata a questa attività apparentemente innocua, c’è l’imperizia di chi si avventura in percorsi impervi senza adeguata preparazione, unita all’età avanzata (32 delle 43 vittime erano over 60, 7 addirittura over 80).
A questo si aggiunge la difficoltà dei soccorsi. Le ricerche spesso iniziano la sera, quando i familiari segnalano il mancato rientro a casa, e riguardano un’area indefinita. ”Paradossalmente è più facile salvare un gruppo di persone rimaste sotto una valanga”, ha spiegato Erminio Sertorelli, presidente delle Guide Alpine Italiane. E i dati, purtroppo, gli danno ragione.