ROMA – Parte la caccia all’uomo, la magistratura ha fatto sapere che sono stati emessi due decreti di fermo per il duplice omicidio di Roma. Nella tentata rapina a Torpignattara di giovedì scorso sono morti un cittadino cinese di 31 anni e la figlia di nove mesi, Joy. I due decreti di fermo sono stati emessi dai magistrati romani a carico di due maghrebini. Il provvedimento permetterà le ricerche e l’individuazione dei due anche all’estero. Allo stato delle indagini non trova conferma l’ipotesi che dietro agli autori del duplice omicidio ci sia un basista.
Il dna prelevato dalle tracce biologiche è stato determinante per l’identificazione dei due maghrebini. Importanti, allo stesso tempo, è stato ribadito, anche le immagini delle telecamere e le testimonianze. ”Si è trattato di un episodio di rapina degenerata – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri Maurizio Mezzavilla – la donna cinese non ha fornito molti elementi a causa dello stato psico-fisico in cui versa attualmente”. L’ufficiale dell’Arma ha ricordato le tappe della vicenda a cominciare dal ritrovamento delle borse, una, in un casolare, contenente 16 mila euro, l’altra, vicino allo scooter abbandonato dai killer, appartenente alla donna cinese e contenente effetti personali suoi e della figlia. Gli inquirenti hanno sottolineato che ”le fughe di notizie sul caso hanno danneggiato le indagini” e che la delicatezza delle stesse ”mette in gioco la credibilità del Paese nei confronti della Cina”.
Allo stato delle indagini non trova conferma l’ipotesi che dietro agli autori del duplice omicidio di Torpignattaria ci sia un basista. E’ quanto affermato oggi dagli inquirenti della Procura e dai carabinieri di Roma nel corso di una conferenza stampa in cui è stata annunciata l’identificazione dei due killer, entrambi maghrebini di circa 30 anni e che sono attualmente ricercati su tutto il territorio nazionale e anche all’estero.
La ricerca è aperta in tutta Italia perché le telecamere della stazione Termini di Roma hanno ripreso un giovane che potrebbe essere uno dei killer di Torpignattara. Si è dato alla fuga, gli investigatori lo hanno identificato, sono andati a cercarlo fino a casa, ma era già scappato. Da due giorni uno degli esecutori del delitto dei due cinesi sarebbe al Nord,o forse ancora è fuggito all’estero mentre l’altro forse è ancora nascosto a Roma: tra Torpignattara e il Quadraro, tra via Casilina e via Tuscolana la task force delle forze dell’ordine è sulle sue tracce.
Intanto la comunità cinese di Roma ha paura: ”Basta con questa violenza. Noi ci sentiamo presi di mira, per questo abbiamo chiamato anche la vigilanza privata nel quartiere”. A parlare è Mei, una giovane commerciante cinese di via Filippo Turati, nel quartiere Esquilino. Qui diversi commercianti si sono organizzati martedì per una serrata pomeridiana delle attività e una manifestazione che prenderà il via a piazza Vittorio intorno alle 15, dopo il caso del cittadino cinese ucciso insieme alla sua bambina di nove mesi in una rapina a Torpignattara. ”Non ci sono problemi di convivenza con altre comunità straniere – afferma Mei – pensiamo che i malviventi ci prendano di mira perché siamo stranieri più vulnerabili. Abbiamo chiamato i vigilantes privati proprio per questo, e anche perché quando vai al commissariato per una denuncia ci fanno aspettare sempre troppe ore”.
In via Filippo Turati, come in gran parte del quartiere Esquilino, è tutto un susseguirsi di attività di abbigliamento gestite da cinesi, quasi tutte uguali. ”E’ morta una bambina che aveva solo nove mesi – dice una giovane ragazza – questa cosa non è possibile. Che può aver fatto una bambina di nove mesi per morire? Domani chiudiamo tutti e ci troviamo a piazza Vittorio alle 14,30. C’è stato un passaparola, anche con messaggi e Facebook”. Anche secondo Ibi, commessa in una analogo negozio di abbigliamento, all’Esquilino ”c’è troppa criminalità , siamo bersaglio di furti e scippi. Così la comunità qualche mese fa – riferisce anche lei – ha deciso di chiamare dei vigilantes privati. Il problema è che manca il controllo e molti cinesi, parlando male l’italiano, tendono a denunciare di meno, soprattutto quando il furto non è tanto grande”. Bersaglio di furti e scippi perché i piccoli criminali del quartiere sanno che i commercianti cinesi maneggiano molto denaro liquido. E le loro borse sono quasi sempre un bottino sicuro. Seduta dietro la cassa del suo mininegozio, al 110 di via Turati, un’altra ragazza cinese si limita a dire una sola parola: ”Paura”.
