
AVELLINO – Ciro Lametta era un guidatore di scuolabus. A lui ogni giorno i genitori affidavano i propri figli perché arrivassero a scuola. Lametta è l’autista del bus precipitato a Monteforte Irpino, una delle 38 vittime morte nell’incidente in provincia di Avellino il 28 luglio. Familiari e amici non credono in un errore o in un malore dell’autista, che viveva nel quartiere San Carlo all’Arena di Napoli. “Ciro voleva salvarli”, dice il fratello Gennaro, titolare della “Lametta viaggi“, agenzia di bus. Lametta, 44 anni, lascia due figlie di 16 e 13 anni. Il suo corpo non sarà ai funerali delle vittime a Pozzuoli.
Marco Imarisio sul Corriere della Sera riporta le parole del fratello Gennaro:
“«Nessuno avrà pietà di noi». Gennaro, il fratello maggiore, titolare della «Lametta viaggi», non ha il tempo di piangere, perché ha capito che questa ecatombe senza senso finirà per travolgere anche chi rimane. «Abbiate pietà di noi, vi prego. Oggi muoiono anche due famiglie». Lui è il capo, il titolare di un piccola impresa individuale destinata a portare per sempre la lettera scarlatta di questa strage”.
La moglie di Ciro, Tatiana, rimane composta nel suo dolore, scrive Imarisio:
“La signora Tatiana guarda in faccia i giornalisti che la avvicinano per chiederle una parola su suo marito, il padre delle sue due figlie, che non c’è più, che rischia di venire ricordato male, ma proprio male. «Io posso solo dirle che per tutta la vita ha portato i bambini degli altri a scuola. Era un ottimo genitore, orgoglioso del fatto che gli altri genitori si fidassero di lui»”.
Chi conosceva Ciro Lametta non crede all’errore dell’autista per il tragico incidente, con il bus precipitato dal viadotto di Acqualonga, scrive Antonio Salvati su La Stampa. Michele Montagna, direttore del Grand Hotel Telese Terme e ultimo a vedere il bus, racconta:
“«L’autista? Un ragazzo di 40 anni, una persona normale. Prima che le persone salissero sul pullman si era preoccupato di accendere l’aria condizionata, soprattutto per evitare il disagio dei più anziani. L’ho visto accendere il motore e poi pulire i vetri del bus»”.
Tra i passeggeri del bus rimasti feriti, c’è chi racconta l’impegno di Ciro per evitare la tragedia, riporta uno dei medici del pronto soccorso dell’ospedale di Nola:
“«Mi ha raccontato – ha spiegato – di essere seduto proprio nei pressi dell’autista, quando ha sentito un boato. E ha visto come il conducente ha cercato di fermare la corsa dell’autobus sulla barriera di cemento»”.
Il fratello di Ciro, Gennaro, è anche presidente di Federnoleggio Confesercenti di Napoli. Gennaro, titolare dell’azienda di bus fondata dal padre, che i figli hanno ereditato, alla notizia dell’incidente si è sentito male ed è stato ricoverato in ospedale:
“«Sono morto anch’io. Avrei voluto esserci anch’io su quell’autobus»”.
Un amico di famiglia, Vincenzo, racconta a La Stampa:
” «Ha sempre lavorato in questo settore con grande professionalità , la sua è una famiglia credente e di grande valore umano. Malgrado le difficoltà che sta vivendo il settore dei bus operator, l’azienda Lametta era precisissima e scrupolosa negli interventi di manutenzione sui pullman. È gente seria la famiglia Lametta»”.
Per Ciro Lametta niente funerale, la salma dell’autista è ancora sotto sequestro per ordine della magistratura:
“L’autopsia dovrà chiarire se è stato vittima di un malore, fatto che sembra poco credibile sentite le testimonianze e visti i tentativi fatti per cercare di frenare la corsa del pullman”.
