LONDRA, 23 GIU – ''Non sapevo che la Chiesa della Santissima Trinita' avesse un sottotetto e non avevo le chiavi della chiesa: io non ho mai ucciso nessuno''. Tra gli ormai immancabili ''non ricordo'' e i ''non insinui'', Danilo Restivo ha ultimato la sua deposizione davanti al magistrato di Sua Maesta' Micheal Bowes, confermando la sua versione dei fatti, quella che da sempre racconta. Nessun colpo di scena, dunque. Ora sara' compito della giuria giudicare se sono piu' convincenti le parole del 39enne potentino o il castello accusatorio assemblato dalla procura della Corona.
Oggi nell'aula 2 del tribunale di Winchester si e' tornati indietro nel tempo sino al 12 settembre 1993, ovvero la domenica in cui Elisa Claps e' scomparsa nel nulla. L'accusa sostiene che Restivo doveva conoscere bene sia la chiesa della Santissima Trinita' sia gli adiacenti locali del centro Newman. ''Tra il 1988 e il 1992 ci andavo 2-3 volte alla settimana'', ha d'altra parte confermato Restivo. Qui s'incontrava spesso con don Mimi', arciprete e parroco della Chiesa, definito dal potentino come ''un amico''. Vicino al suo ingresso c'e' anche il luogo dove Restivo diede appuntamento a Elisa, intorno alle 11.30. I due, per parlare, andarono quindi nel presbiterio. Poi, insiste Bowes, e' stata la volta dei locali del Newman e quindi il sottotetto: ''qui lei ha assalito Elisa con un coltello e nella foga della colluttazione si e' ferito alla mano''. Ma Restivo nega. ''La vidi uscire dalla chiesa e restai a pregare altri 10 minuti''. A questo punto, nella ricostruzione dell'accusa, avrebbe dovuto pero' imbattersi nelle amiche di Elisa che gia' la stavano cercando. Invece niente. Il potentino racconta poi di essere uscito, di aver cercato – senza successo – un amico nella vicina piazza San Michele e di essersi infine diretto al famoso cantiere delle scale mobili dove sarebbe caduto procurandosi un taglio alla mano. Una ricostruzione che Bowes liquida come ''senza senso''. ''Ammesso che lei sia davvero scivolato sul fango, e i testimoni che l'hanno vista in seguito la descrivono come sudato e agitato ma non come sporco di fango, una persona non cade dalle scale atterrando con una mano sulla bocca e una sullo stomaco'', ha incalzato Bowes, citando le dichiarazioni rese da Restivo nel 1993.
''La verita' – ha concluso – e' che lei si e' dovuto inventare questa versione molto in fretta per spiegare la sua ferita e da allora ne e' rimasto prigioniero''. Il potentino ha nuovamente negato ma si e' rifiutato di aggiungere altri particolari per non ''incorrere in falsa testimonianza'', cosi' come non ha voluto dare maggiori informazioni sui tempi impiegati per recarsi in chiesa e quindi a casa propria. Ora mancano solo le requisitorie finali, poi la giuria esprimera' il verdetto.