WINCHESTER (INGHILTERRA), 21 GIU – ''Non ricordo''. Danilo Restivo oggi lo avra' ripetuto 100 volte. Eppure, quando vuole o quando meno te lo aspetti, la sua memoria torna ed e' precisa, specie per certi dettagli che a prima vista paiono irrilevanti. Michael Bowes, il magistrato britannico che oggi ha dato il via al contro-esame di Restivo, non si e' dato ad ogni modo per vinto e, carte alla mano, ha continuato a martellare di domande il 39enne potentino. Che alla fine ha sbottato e ha deciso d'indossare lui stesso la toga: ''La smetta d'insinuare, di alludere, di mettermi in bocca parole che non ho mai detto e si attenga alle prove''.
L'accusa, pero', si dice certa: Restivo ha ammazzato sia Heather Barnett che Elisa Claps e ce la sta mettendo tutta per farla franca. Bowes, dunque, piu' d'una volta ha messo in chiaro le cose a beneficio della giuria: ''l'imputato mente'' quando dice che ''non ricorda''. Insomma, l'apnea del sonno, il disturbo diagnosticato a Restivo che sarebbe alla base delle sue 'confusioni', non e' in discussione, ma certo lo sono i suoi effetti: amnesie a intermittenza. Bowes e' quindi partito dall'inizio: non e' una strana coincidenza che in Italia e in Gran Bretagna siano avvenuti due omicidi che mostrano caratteristiche simili? Restivo capisce subito dove vuole andare a parare il pm e lo stoppa: ''Non lo so. Non ho ucciso ne' Elisa Claps ne' Heather Barnett: il killer non sono io''. L'accusa allora cambia tono e punta al sodo: e il vizietto di tagliare ciocche di capelli alle ragazze, allora? ''Iniziai nel 1986'', ammette Restivo. ''Ma poi cercai di smettere anche grazie all'aiuto di don Mimi' Sabia, al quale mi ero confessato e che aveva ricevuto le lamentele di alcuni fidanzati di ragazze frequentatrici del centro Newman'', annesso alla Chiesa della Trinita' di Potenza. Tentativi falliti, visto che a Bournemouth, dopo che Restivo si e' trasferito nella primavera del 2002, si registrano casi di ciocche tagliate sui bus della citta'. Il potentino lo ammette: ''Lo feci sei volte. Toccavo i capelli, cercavo di odorarne il profumo. Ma quando scendevo dall'autobus li buttavo via''. Niente feticci, niente trofei, dunque. E' la verita'? ''Come spiega – chiede allora Bowes – la ciocca di capelli rinvenuta dalla polizia in casa sua durante una perquisizione?''. Restivo non sa dare risposta. Salvo tirare in ballo i Claps e la stampa. ''I famigliari di Elisa sono delle vittime, ma il modo in cui si sono comportati mi ha portato ad accusarli''. Restivo infatti sostiene che qualcuno abbia nascosto quei capelli in casa sua per incastrarlo. ''E' stato l'interesse dei giornali nei miei confronti a istigare la famiglia Claps a comportarsi come si sono comportati, in modo giusto o sbagliato''. Quindi una tirata a tutti i giornalisti che si sono occupati del caso, colpevoli di aver pubblicato materiale che Restivo definisce ''riservato''. ''Il giorno in cui mi hanno arrestato – tuona – il mio nome e' finito sui giornali e in TV. Questo vuol dire che gli agenti hanno cercato pubblicita': le prove si discutono in tribunale, non sui giornali''. Ed e' quello che l'accusa ha intenzione di fare. Ma e' difficile. Da una parte ci sono le affermazioni rese da Restivo nei vari interrogatori, prima come persona informata dei fatti e poi come indagato, e dall'altra le ricostruzioni effettuate in aula dall'imputato. Nei passaggi chiave spesso contrastano. Alla fine, quando e' messo nuovamente alle strette, Restivo si gonfia, punta il dito contro il pm, si sbraccia nella direzione dei giornalisti. E straparla. Sarebbe infatti tutta una specie di grande cospirazione tra magistrati, poliziotti e reporter. ''La sua intenzione e' di coprire la polizia o di trovare la verita'?'', chiede a un certo punto il potentino a Bowes. Poi, a udienza finita, rilascia all'ANSA – prima di essere riportato in carcere per la notte – una dichiarazione sibillina: ''Se la polizia non sa fare il suo mestiere non e' colpa mia''. Domani i contro-esame continua.